Le valutazioni di Jim O’Neill di Goldman Sachs, mentre dalla Cina all’India al Brasile aumenta il numero dei consumatori benestanti in grado di comprare i buoni prodotti italiani

Lo spazio dell’Italia in un mondo Bric, grandi marchi e bellezza

Pubblicato 20-02-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

Finisce il G20 a Parigi, con un compromesso sui controlli per la stabilità finanziaria che viene incontro alle esigenze della Cina, che continua a mantenere sottovalutata la sua moneta. E sui giornali (vedi il @Corriere della Sera di oggi) trova spazio una ricerca del Centro Studi di Confindustria (diretto da un bravo economista, Luca Paolazzi) che mostra come in Cina ci siano già 95 milioni di “ricchi” e cioè di persone con un reddito di almeno 30mila dollari (molto vicino, dunque, ai 32.738 dollari, quello medio degli europei) e come diventeranno 201 milioni nel 2015 e 424 milioni nel 2020. In altri termini. nell’arco di meno di una generazione, i cinesi in grado di avere consumi di alto livello saranno equivalenti alla popolazione di tutta l’Europa, vecchi e bambini compresi. Un grande mercato, insomma. Giovane, ambizioso, contagiato dai modelli occidentali, ma anche in grado di determinare con forza il corso di consumi e costumi, di culture e di stili di vita. Ai “ricchi” (ma sarebbe meglio dire “benestanti”) cinesi vanno aggiunti quelli del Brasile (paese, per radice e cultura molto europeo, tutto da scoprire e da capire in profondità) e dell‘India e della Russia (eccoli, i famosi Bric), ma anche delle altre nazioni, dalla Turchia all’Indonesia, dal Messico alla Corea e al Sud Africa, i cui tassi di sviluppo sono impetuosi. Si aprono e crescono nuovi mercati di consumo, non solo per l’export, ma anche per la produzione diretta, da parte delle imprese europee e italiane. Jim O’Neill, presidente della Goldman Sachs Assett Investments, l’inventore del felice acronimo Bric, sostiene che “L’Italia ha molti vantaggi, in un mondo Bric: ha grandi marchi, ha la bellezza”. Il giudizio non riguarda solo i settori più noti del Made in Italy, la moda, il cibo, il design dell‘arredamento, ma anche le imprese d’eccellenza dell‘industria manifatturiera, dalla Fiat alla Pirelli alle tante aziende della meccanica, della chimica, delle macchine utensili, etc. Mondo Bric, e non solo Bric, da scoprire, da conquistare. Sarebbe necessario, dunque, uno sforzo straordinario di tutto il sistema Paese, sul palcoscenico delleconomia internazionale. Le imprese fanno quel che sanno e possono. Le istituzioni arrancano. Una riprova sta nella lettera di cui da conto stamattina @La Stampa, quella di Fiore Piovesan, titolare della CamelGroup, mobili fatti nel trevigiano ed esportati in tutto il mondo: io lavoro, ma mi ritrovo da solo, sui mercati, senza sostegno da parte del sistema Paese e dunque in svantaggio competitivo rispetto a francesi e tedeschi che hanno i loro Stati a supporto. Ecco un bel tema, di cui la politica dovrebbe occuparsi, volando alto, invece di parlare, male, d’altro

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".

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