I risultati dei controlli dell’Inps. Calabria, Sardegna e Umbria in cima alla lista dei falsi invalidi

Irregolari il 30 per cento delle pensioni di invalidità. Fare pulizia vuol dire recuperare 10 miliardi all’a nno

Pubblicato 17-02-2011 da Antonio Calabrò in Taccuino

Un paese affollatissimo di ciechi, zoppi, ammalati e menomati gravi. Falsi. E’ quel che emerge dai controlli dell‘Inps sulle pensioni di invalidità (i dati sono stati pubblicati ieri dal @Corriere della Sera e oggi da @La Stampa, con un interessante commento di Luca Ricolfi in prima pagina). Quei controlli, 200mila nel 2009, 250mila nel 2010 e altrettanti previsti nel 2011, dicono che troppe persone godono di una indennità non dovuta. A guardare gli elenchi dei controlli, si scopre che a Lecce ci sono 178 falsi invalidi ogni mille abitanti, quasi uno su cinque e che le regioni meno virtuose sono Calabria (il 55,5% di pensioni “false”), Sardegna (il 55,3), Umbria (il 54,9) e Basilicata (il 54,2): una pensione falsa su due, insomma. La Regione più virtuosa è la Lombardia, con il 7,6% appena. Accertare tutti i falsi, su 30 miliardi di spesa dell‘Inps, permetterebbe di recuperarne circa 10. Con buoni effetti sulle casse pubbliche e, perché no?, sulla moralità complessiva del sistema Paese. In molte zone d’Italia, soprattutto nel Sud, le pensioni di invalidità sono state, e sono ancora, un elemento di distribuzione assistenziale del reddito: aiutano molte famiglie a tirare avanti. E tempo fa un sindacalista disinvolto s’era azzardato a celebrarne la funzione positiva, come elemento di equilibrio e tenuta sociale, un po’ come la cassa integrazione nelle aree del Nord. Bizzarro giudizio. Le false pensioni sono una grave distorsione del sistema Paese, un elemento diffuso di illegalità, un inquinamento delleconomia e del tessuto sociale, un carico fiscale ingiusto a tutto danno dei cittadini perbene. Adesso, grazie ai controlli dell‘Inps, il fenomeno si sta finalmente ridimensionando. Si liberano risorse che possono essere usate sia per sanare gli squilibri del bilancio pubblico sia per fare investimenti di sostegno all’economia reale, legale, produttiva

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".