Viaggio nella società che cambia, incalzata dalle difficoltà congiunturali ma anche etiche e civili

Crisi economica o morale?

Pubblicato 28-01-2011 da Antonio Calabrò in Articoli

Logo - Il MondoUna crisi economica? No. Innanzitutto una crisi etica, civile, di relazioni politiche, che si ripercuote sull’economia ma dai processi dell’economia globale è fortemente segnata, in un gioco di interrelazioni assolutamente inedito. Una vera e propria rivoluzione di paradigmi interpretativi della realtà e di schemi di azione. Andare alla radice della crisi contemporanea, dunque, significa legare economia e altre scienze umane. E fare severamente i conti con i bisogni più profondi di un’umanità in movimento. Valore economico. E valori morali. Partono da qui le valutazioni che spingono tre grandi economisti, Joseph E. Stiglitz, Amartya Sen e Jean-Paul Fitoussi, a mettere in discussione la retorica della crescita quantitativa e a ragionare sulla qualità dello sviluppo. L’occasione è il lavoro della commissione voluta dal presidente francese Nicolas Sarkozy, per individuare un altro indicatore economico, al di là del Pil. E i risultati stanno in un fondamentale Rapporto, pubblicato adesso in Italia da Etas, con il titolo La misura sbagliata delle nostre vite. Perché il Pil non basta più per valutare benessere e progresso sociale. La ricchezza, negli anni, è aumentata. Ma moltissime persone sono convinte di vivere peggio. E hanno ragione. Perché non basta quell’aumento, se raggiunto a discapito dell’ambiente, del tempo di lavoro, della sicurezza, della solidità delle relazioni sociali, delle speranze di un avvenire migliore, soprattutto dei giovani. Trovare, dunque, un nuovo indice di sostenibilità dello sviluppo economico, pensare a un Pil verde, significa ripensare modelli di produzione, di consumo, di scambio. Sfida morale e culturale, appunto. E politica. Non ha senso, infatti, come ricorda Piero Bevilacqua ne Il grande saccheggio, chiedersi «quando arriverà la ripresa» dopo la Grande crisi, visto che non di congiuntura negativa si tratta, ma di «un capitalismo entrato in un’epoca di distruttività radicale», a danno delle strutture della società, «cannibalizzando gli strumenti della democrazia, desertificando il senso della vita». Per evitare visioni apocalittiche, bisogna ripensare politica ed economia, sostituendo all’ossessione della crescita in tempi brevi la ricerca di nuovi equilibri, di lavoro e di partecipazione, senza comprimere qualità della vita e diritti, negli Usa e in Europa, ma anche in altre aree del mondo attualmente in crescita, ma comunque minacciate dalle distorsioni di fondo della fase economica. Su percorsi analoghi si muove Roberto Vacca, in Salvare il prossimo decennio, affrontando «vecchie paure e nuove complessità». I nodi tornano alle relazioni economiche, contro la finanziarizzazione esasperata, la ricchezza illusoria costruita sul debito. È necessario costruire altri equilibri. E altri racconti. Anche la comunicazione ne è coinvolta. Come testimoniano due dei migliori comunicatori italiani, Stefano Lucchini e Gianni De Giovanni, in Niente di più facile, niente di più difficile. Perché il loro non è solo un competente ed esauriente manuale di comunicazione. Ma è soprattutto un altro libro morale. Le aziende protagoniste di un indispensabile cambiamento devono saper dire ai loro pubblici, dai consumatori ai dipendenti, dalle istituzioni agli attori sociali, come si stanno muovendo in un mondo mutante. E come riconquistare quel patrimonio indispensabile per l’economia che è la fiducia, scossa dalla crisi, ma da ricostruire, sapendo progettare un migliore futuro.

Antonio Calabrò



© Il Mondo, 4 febbraio 2011 www.ilmondo.rcs.it

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".