Viaggio letterario negli anni che hanno portato all’unità d’Italia

Il sangue del Risorgimento

Pubblicato 14-01-2011 da Antonio Calabrò in Articoli

Logo - Il MondoSenza agiografia. Né retorica. Le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità nazionale possono stimolare una riflessione sincera e critica sul Risorgimento. Iniziative solenni, manifestazioni, convegni. E, nelle librerie, una lunga fila di saggi, romanzi, memorie. Occasioni in abbondanza, per farsi un’idea. Per esempio, riprendendo in mano un classico, quel volume su Il Risorgimento italiano, scritto da Denis Mack Smith nel 1968, aggiornato nel 1999 e adesso ripubblicato da Laterza. Ricostruzioni accurate (come gli inglesi sanno fare bene), analisi, documenti. Ne emergono con chiarezza le radici culturali dell’Unità, nel Settecento dell’illuminismo riformatore, da Milano a Napoli, e poi nelle traversie di una rivoluzione francese che contagia anche l’Italia con gli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza, nelle aspirazioni di una giovane borghesia carbonara animata da Giuseppe Mazzini, nell’intraprendenza di Garibaldi, nel federalismo modernizzatore che sostiene lo spirito di indipendenza del milanese Carlo Cattaneo, nelle politiche di espansione del regno dei Savoia sapientemente governato da Camillo Benso conte di Cavour. E proprio a Cavour Mack Smith dedica pagine illuminanti, portandolo a testimone di quanto possa fare una politica che si nutra di valori civili e di pragmatico giudizio sulla possibilità di guidare gli eventi. Troppo laico, lucido e disincantato, Cavour, per poter essere vissuto come un eroe. Ma abbastanza saggio per sapere che non basta proclamare, per raggiungere risultati. Proprio a una pagina di Cavour fa riferimento Giordano Bruno Guerri, nelle conclusioni del suo Il sangue del Sud. Antistoria del Risorgimento e del brigantaggio, lettura originale dell’incapacità delle classi dirigenti piemontesi del Regno d’Italia ad affrontare le diversità delle tante aree del Paese velocemente unificate, a cominciare dalle drammatiche questioni sociali del Sud, aggravate dal nuovo clientelismo che ispirava le classi dirigenti meridionali. Scriveva dunque Cavour, all’indomani del 1861: «Niente stato d’assedio, nessun mezzo da governo assoluto. Tutti sono buoni di governare collo stato d’assedio. Io li (i meridionali) governerò colla libertà, e mostrerò ciò che possono fare di quel Paese dieci anni di libertà. In vent’anni saranno le province più ricche d’Italia. No, niente stato d’assedio: ve lo raccomando». Poco dopo Cavour morì. Il suo monito non fu ascoltato. E le cose purtroppo andarono diversamente. C’è parecchio Cavour anche nelle pagine di un bel romanzo, I traditori, di Giancarlo De Cataldo, storia e fantasia intrecciate insieme, in un lavoro che aiuta a capire, con la forza della buona letteratura, alcune delle pagine più oscure del Risorgimento. Sulla scena, nobili rivoluzionari che per paura cambiano bandiera, come Lorenzo di Vallelaura, ricavandone tormento perenne. E nobili idealiste dedite ai bisogni popolari, come Violet Cosgrave. Mafiosi, briganti e spie, tra la Sicilia, Torino e Londra. E, appunto, personaggi storici, da Mazzini a Cavour, dal siciliano Crispi a Garibaldi. Di Garibaldi in Sicilia, Gian Carlo Fusco ricostruì una cronaca brillante e documentata, sulle pagine de Il Giorno, nel 1960 (oggi le ripubblica Mursia). Un gran lavoro. Da cui risulta l’impasto di gloria militare, avventura, ma anche infamia e incapacità politica. Come dimostra il massacro, ordinato da Nino Bixio, dei contadini di Bronte, che ai «liberatori», chiedevano pane e libertà. Storia complessa, il nostro Risorgimento.

Antonio Calabrò

Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 65 in PDF
© Il Mondo, 21 gennaio 2011 www.ilmondo.rcs.it

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".