La letteratura, nella sua smisurata ambizione, coniuga la storia con l’attività dei corpi e le conclusioni che si possono trarre dal loro comportamento. La letteratura non spiega: domanda. Non guarisce: allevia, tutt’al più». È un insegnante di letteratura, il professor Gomez, protagonista di 77, dell’argentino Guillermo Saccomanno. E dunque gli viene facile affidare alle pagine di un memoriale, la torbida sinuosità di un’esperienzadivitaincuisi trova, suo malgrado, coinvolto. È il 1977. E nella Buenos Aires del dittatore Jorge Rafael Videla, si barcamena tra amori omosessuali e lezioni di scuola, fino a quando viene coinvolto in un drammatico doppio gioco: aiutare alcuni giovani perseguitati dal regime e condividere segretamente il letto con un poliziotto cupo e bellissimo, Walter, un torturatore. I libri non sono più un rifugio. La militanza nella resistenza contro i militari «aiuta a dimenticare la solitudine». I muri della città grondano sangue, le ombre dei desaparecidos rendono insonni le notti. C’è una via di salvezza? La fortuna. E una sorta di solidarietà umana, prima e al di là della comprensione politica. Gomez è un eroe per caso. Ma nessun dolore gli viene risparmiato. Si torna a insegnare, con il cuore indurito. Argentino, il delta del Paranà verso l’Atlantico, è anche lo sfondo su cui si muovono i protagonisti di Gli appartati, di Andrea Garbarino, seconda bella prova narrativa dopo Luz: personaggi in forte disagio esistenziale, da Stavros Kasteli, capitano di una «carretta» mercantile che s’è arenata in una secca del fiume a César Pizarro de la Sierra, fantasioso scacciafantasmi, da Valencia von Benedikt, vedova lussuriosa e assassina a Sofia Gallucci, quarantenne bella e irrisolta, dagli occhi color whisky e l’anima sempre in cerca d’altrove. Anche loro, eroi per caso. L’impresa è stroncare una gigantesca speculazione immobiliare, ordita da una banda di usurai, trafficanti criminali e mafiosi russi. L’avventura riesce. Qualcuno si salva, qualcuno no. E chi pensa che basti «lasciare che le cose senza importanza scorrano via», scopre l’inesorabilità della resa dei conti. Nei meandri dei rapporti tra criminalità russa, ricchezze d’origine oscura, traffici da servizi segreti e voglia di riscatto si ritrovano impelagati, sempre per caso, anche Perry e Gail, giovane professore a Oxford lui, avvocato bella e rampante lei, protagonisti de Il nostro traditore tipo, di John le Carré: invitati a una strana partita di tennis mentre sono in vacanza ad Antigua, vengono coinvolti nelle traversie di Dima, un russo massiccio e cupo, «il riciclatore numero uno del mondo» e della sua dolente famiglia. Storie di persone, nelle mani di figurine dello spionaggio inglese, verso cui le Carré, come sempre, costruisce un’operazione verità che bolla meschinità e infamie. L’illegale Dima, in fin dei conti, fa una figura migliore degli squallidi uomini dell’apparato. Anche quando in gioco è la vita. Malinconie. E malinconico è il commissario Kimmo Joentaa, poliziotto finlandese di Turku, nelle pagine di Il terzo leone arriva d’inverno, di Jan Costin Wagner, alle prese con una serie di delitti nell’ambiente fasullo della tv. Se ne esce, grazie alle intuizioni di un’altra eroina per caso, la bella prostituta Larissa. Il racconto è serrato, le atmosfere dei giorni di Natale sono dense di particolare solitudine. Un pianto liberatorio finale. Talvolta, una carezza amorosa aiuta a continuare a vivere. Nonostante tutto.
Antonio Calabrò
Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 99 in PDF
© Il Mondo, 31 dicembre 2010 www.ilmondo.rcs.it