Gli italiani? Prendiamo per esempio il generale Della Rovere, personaggio di un dramma teatrale di Indro Montanelli e di un film di Roberto Rossellini, con magnifica interpretazione di Vittorio De Sica. Lui, Emanuele Bardone, è un truffatore, simpatico, scaltro, seduttore, molto italiano. Finito, per l’ennesimo raggiro, nelle carceri della Roma occupata dai nazisti, accetta, in cambio della libertà, la proposta di prendere il posto di un eroe della Resistenza, il generale Della Rovere, per carpire informazioni ai detenuti partigiani. Ma, nelle notti drammatiche della galera, il truffatore si immedesima nel generale. Non tradisce nessuno. E va a morire, davanti al plotone di fucilazione tedesco, scandendo «Viva l’Italia!».
La storia è ricordata da Aldo Cazzullo nelle pagine conclusive del suo ultimo, ottimo libro, che ha per titolo, appunto, Viva l’Italia! Risorgimento e Resistenza: perché dobbiamo essere orgogliosi della nostra nazione. Libro forte, documentato e denso di richiami di memoria, aperto dalla prefazione di Francesco De Gregori e chiuso dalle parole di una delle sue migliori canzoni, «viva l’Italia, l’Italia che resiste, l’Italia tutta intera». In tempi di malaccorti e strumentali revisionismi storici, Cazzullo ricorda il senso di una unificazione nazionale voluta e condotta da spiriti liberi e orgogliosi e realizzata con grande fatica e gusto della libertà. I processi storici non sono lineari (gli uomini, protagonisti della storia, d’altronde, non lo sono per natura). E anche i passaggi della nostra storia nazionale sono carichi di opportunismi, contraddizioni, errori, gravi lacune (gli squilibri NordSud). Ma cogliendo i tratti essenziali del Risorgimento e della Resistenza (da rileggere, senza retorica e faziosità, ma con occhi consapevoli e ben informati), va apprezzato il processo che ci porta a essere, comunque, un Paese di cui andare fieri e da provare a migliorare, insieme. A dispetto di vecchi e nuovi tentativi di disunione, proprio mentre ci si prepara a celebrare i 150 anni dell’Unità nazionale. Storia da conoscere meglio, appunto, affidandosi per esempio alle pagine de Il passato del nostro presente. Il lungo Ottocento 17761913, di Salvatore Lupo, che ha il merito di inserire le vicende italiane nel contesto della storia europea e mondiale. E processi sociali e culturali da esaminare in profondità, sino ai tempi nostri, anche attraverso le evoluzioni dei modi di dire, come fa Pietro Trifone nella sua stimolante Storia linguistica dell’Italia disunita. Storia nobile e dignitosa, comunque. Come mostrano anche le testimonianze di persone comuni.
Un esempio? Assunta e Alessandro, di Alberto Asor Rosa. Un grande storico. E uno storico della letteratura. Che usa competenze tecniche e limpida capacità di scrittura per raccontare di sua madre e suo padre, delineando, nel microcosmo di una vicenda familiare (padre ferroviere, sindacalista, antifascista, scrittore di novelle per bambini, madre casalinga, orgogliosa custode di dignità e coscienza), il macrocosmo del Paese, dagli anni del fascismo ai tempi di costruzione della Repubblica, in una Roma città esemplare. Omaggio alla memoria, riscatto della «polvere degli ultimi». E valorizzazione di quella «grande riserva di energia» senza la quale «la stoltezza degli intellettuali e dei politici avrebbe già distrutto il mondo». Parlano di noi, dunque, Assunta e Alessandro. E di un possibile, migliore, futuro.
Antonio Calabrò
Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 133 in PDF
© Il Mondo, 26 novembre 2010 www.ilmondo.rcs.it