Antologie di articoli d’autore, riflessioni sui media e sul futuro dell’informazione

Giornalismo (e democrazia)

Pubblicato 09-11-2010 da Antonio Calabrò in Articoli

Logo - Il MondoIndro Montanelli diceva di lui: «Credo che Ronchey sia il giornalista europeo che più a fondo ha scavato nei problemi del mondo, che meno ha concesso al sensazionalismo e al colore». Il giudizio è confermato dalla lettura delle pagine di Giornalismo totale, l’antologia di articoli di Alberto Ronchey, da il Mondo degli esordi a La Stampa, che ha diretto dal 1968 al 1973, dal Corriere della Sera a la Repubblica. Giornalismo totale e cioè capace di guardare, senza provincialismi, ai fatti del mondo e di andare in profondità, legando politica ed economia, cultura e questioni sociali. Cronaca di avvenimenti, analisi di idee. Ecco Ronchey: severo nella scrittura, rigoroso nell’indagine, originale nelle definizioni (gli si devono espressioni come «il fattore K», da kommunism, per indicare una politica bloccata dall’impossibilità del Pci filosovietico di andare al governo. O come «lottizzazione», per descrivere la dipendenza della Rai e più in generale delle strutture pubbliche dall’invadenza dei partiti).
Rileggerlo, è un esercizio utile, per capire quali dimensioni debba assumere un giornalismo libero e responsabile in tempi in cui l’informazione è messa in crisi dall’evoluzione tecnologica (i mille volti di internet), dalla caduta di credibilità per l’asservimento alle logiche dello spettacolo, dalle nuove dimensioni di una politica localistica e globale, populista e insofferente dei vincoli di un’opinione pubblica liberale, discorsiva e cioè consapevolvente critica.
Le riflessioni tecniche (come si trova, si controlla per attendibilità e si dà una notizia? Come si fa un buon giornale di carta legandolo ai format web? Come si organizza la multimedialità?) si legano a quelle più culturali e morali. Perché, qualunque sia il mezzo, restano alcuni valori: la ricerca della verità dei fatti, la massima completezza possibile delle informazioni, la leggibilità dei resoconti, la responsabilità dell’assunzione di un punto di vista, il rispetto delle opinioni diverse e dei diritti delle persone che si ritrovano al centro delle cronache. Ronchey ne è stato interprete esemplare. Su temi simili ragiona Ferdinando Scianna, in Etica e fotogior-nalismo, spiegando, grazie anche a un pertinente corredo iconografico, che «la fotografia mostra, non dimostra», può essere falsificata, può determinare (mentre il fotografo scatta) comportamenti e reazioni che incidono nel creare il fatto che la foto documenterà. Può comunque raccontare, con efficacia maggiore delle parole. Arma affilatissima. Di verità. E di menzogna. Sempre più temibile, proprio in questi tempi di massima diffusione globale delle immagini. Analizzando la nostra controversa stagione, Enrico Pedemonte parla di Morte e resurrezione dei giornali, andando al nocciolo del problema dell’informazione come valore pubblico, anche in tempi di blog e di proliferazione in rete di notizie o meglio di «fattoidi» (eventi che vagamente somigliano a un fatto degno di diventare notizia): fare da strumento di controllo del potere. Rieccoci, dunque, al mai tramontato ruolo di «cane da guardia della democrazia».
A conclusioni analoghe arriva anche un grande sociologo dell’informazione come Carlo A. Marletti in La repubblica dei media. L’Italia dal politichese alla politica iperreale. Tocca all’informazione, infatti, riportare i politici a dare conto, al pubblico, del rapporto tra quel che dicono e quel che fanno. E tutto ciò si chiama, appunto, democrazia.

Antonio Calabrò

Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 105 in PDF
© Il Mondo, 12 novembre 2010 www.ilmondo.rcs.it

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".