L’esistenza non è altro che una maledetta successione di travestimenti e di addii, una via traversa piena di agguati e di inganni, che ti induce a sbagliare per poi vantarsi di avere una memoria d’elefante e non perdonartene nemmeno una», confessa Pablo Neruda, grande poeta sudamericano, in un’accorata resa dei conti con se stesso, mentre la vita gli scivola via tra le mani impastate di malinconia e il cuore ferito dai rimpianti gli fa ammettere che «talvolta mi stanco di essere uomo». Il poeta creatore di immagini intense di vitalità irriducibile e di straziante infelicità («potrei scrivere i versi più tristi, stanotte…») qui è personaggio di un romanzo, un po’ biografia un po’ finzione letteraria, Il caso Neruda, scritto con mano sapiente da Roberto Ampuero, intrigante autore cileno (come Neruda, appunto). E il suo bilancio di lavoro e di vita si dipana tra l’ossessionata ricerca d’una figlia frutto di una storia d’amore tradita, la rivisitazione critica dell’opera poetica e gli ultimi sprazzi di impegno civile in un Cile che sta precipitando dalla democrazia del presidente Allende nella violenza della dittatura dei militari di Pinochet. Tutto si tiene, tra disponibilità dissipatrice alle avventure sentimentali e chiusure egocentriche in nome della creazione letteraria («Io posso essere padre solo delle mie poesie, figlio di me stesso»), tra vanità dell’artista e passione politica. E, sullo sfondo, ecco un’America Latina densa di contraddizioni, continente dalle «vene aperte» (per rifarsi alla bella immagine del capolavoro storico di Eduardo Galeano), terra di conflitti in cerca di futuro e, nonostante tutto, di speranze. È questa, una delle cifre unificanti della buona letteratura sudamericana, ricca di immagini visionarie e miti ancestrali, di nostalgie e slanci creativi, di dolenti ricerche di verità e di storia dal volto atroce.
Tra tango (parole tristi in musica) e bossa nova, l’onda del rinnovamento, alla lettera. Sono, appunto, le dimensioni che animano le pagine di Sopra eroi e tombe, il miglior libro dell’argentino Ernesto Sábato, riproposto da Einaudi: in scena, Alejandra, ragazza enigmatica e appassionata, ultima tragica discendente di una famiglia, gli Olmos, che ha fatto la storia argentina e adesso ne vive ai margini, in una casa in decadenza alla periferia di una livida Buenos Aires, Martín, che non sa ricomporre passione per Alejandra e costruzione dell’adultità, Bruno, intellettuale schivo e malinconico. In un romanzo barocco, allucinato, ironico, realistico e magico (appunto le chiavi complesse della molteplice letteratura del continente), la cupezza della dittatura lascia vicoli aperti all’immaginazione di un domani migliore, anche nell’inferno della casa degli Olmos che se ne va in fiamme. Sono pur sempre vitali, i ricordi. Come quelli che lacerano Nico, intellettuale veneziano protagonista di Interno argentino di Alberto Ongaro, che torna nella Buenos Aires non ancora guarita dalla ferite della dittatura per espiare la colpa di un amore ingannato e tradito. O quelli che irrompono nella vita del personaggio di Il narratore ambulante di Mario Vargas Llosa, che in una mostra di fotografie scoperta per caso a Firenze, ricostruisce la storia di un amico d’infanzia, Mascarita e della tribù amazzonica dei machiguenga. Non si va mai lontano dalla propria storia, per quanto lontani si cerchi di essere: Non ci si nasconde, alla fine, da se stessi. La scrittura sudamericana impone verità.
Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 70 in PDF
© Il Mondo, 07 ottobre 2010 www.ilmondo.rcs.it
L’AMERICA DEL SUD, TERRA DI CONFLITTI POLITICI ALLA CONTINUA RICERCA DEL FUTURO E DI UNA SPERANZA
Tango in punta di passione
L'autore: Antonio Calabrò
|
|
Il blog di Antonio Calabrò -
Segui Antonio Calabrò su Twitter -
Facebook -
LinkedIn
|