Civil servant come carlo azeglio ciampi, firme celebri come Ennio Flaiano, Eugenio Scalfari e…

Maestri di ieri (e di oggi)

Pubblicato 10-09-2010 da Antonio Calabrò in Articoli

Logo - Il MondoMaestri. Di pensiero e di scrittura. Di impegno civile. Di cultura. Stando ben saldi sulla scena, ognuno a suo modo, come Carlo Azeglio Ciampi, Eugenio Scalfari, o gli abitanti dell’arcipelago Cecchi-D’Amico. O giocando un po’ appartati, con sapiente ironia, come Ennio Flaiano, per sua riduttiva autodefinizione «scrittore minore satirico dell’Italia del benessere». Minore niente affatto, per la verità. Basta infatti aprire il volume delle sue Opere scelte, pubblicate da Adeplhi, per averne sapida conferma. Non solo rileggendo quel grande romanzo che è Tempo di uccidere, ma soprattutto muovendosi tra le pagine di Diario notturno, Un marziano a Roma, Diario degli errori o Le ombre bianche: testi teatrali, appunti di viaggio, note letterarie e di costume, epigrammi, descrizioni fulminanti di persone, ambienti, stili di vita, costumi e malcostumi. Scrittore morale, infatti, Flaiano, cui una solida cultura e un’intelligenza laica impedivano d’essere bigottamente moralista. E dunque critico fastidioso, proprio perchè capace d’arrivare al nocciolo delle cattive abitudini di un’Italia che si pretendeva moderna e invece s’avvoltolava nel familismo, nel degrado di clientele e di caste. Critico senza iattanza. E consapevole che «abbiamo vissuto commettendo errori, l’unico modo di vivere senza cadere». Lezione mirabile, Dalla «solitudine del satiro» alla rumorosità creativa delle grandi famiglie, quelle dei Cecchi e dei D’Amico, raccontate da Tullio Kezich e Alessandra Levantesi in Una dinastia italiana. Importanti i padri, a cominciare da Silvio D’Amico, fondatore dell’Accademia d’arte drammatica di Roma (la scuola di Vittorio Gassman, Anna Magnani e quasi tutto il meglio del teatro e del cinema) e da Emilio Cecchi, critico letterario tra i maggiori del Novecento, animatore della rivista La Ronda (e giù l’elenco di amici e collaboratori, Croce e De Chirico, Pirandello e Garcia Lorca, la Duse a Thomas Mann). E attivissimi i figli, Lele D’Amico, musicologo di grande talento e Suso Cecchi, sceneggiatrice regina, accanto a Visconti, Fellini, De Sica, Monicelli e Zavattini (è morta poche settimane fa, a 96 anni). Attorno all’arcipelago Cecchi-D’Amico gira insomma la migliore cultura italiana, con una miscellanea variopinta di personaggi della politica e della buona società.
Era un tempo in cui si sperava nel futuro e si provava a costruirlo. Con lampi d’intelligenza. Che il tempo, spesso, avrebbe sprecato. C’è un testimone-protagonista eccellente, di quelle stagioni, sino alla soglia disagevole dell’oggi: Eugenio Scalfari, che scrive Per l’alto mare aperto e cerca di fare i conti con gli splendori e il declino della modernità, viaggiando da Montaigne a Cartesio, da Diderot a Kant, da Leopardi a Proust, sino alla «crisi del moderno» innescata da Nietzsche e ancora capace di colpi di coda, in «tempi di invasioni barbariche».
È tutto un fare i conti con le idee filosofiche nella ricerca di senso nella vita concreta. E un prendere atto della malinconia del declino, sino alla leggerezza critica di Calvino e alla lezione poetica di Montale, Ma non si declina, finché risuona una lezione così. O finchè restano vive le riflessioni di un civil servant come Carlo Azeglio Ciampi, nei dialoghi con Arrigo Levi che nutrono un grande libro come Da Livorno al Quirinale: cultura, politica, governo come esercizio indiscutibile di moralità pubblica e di responsabilità. Assolutamente attuale. Com’è naturale, appunto, per i veri maestri.
Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 57 in PDF
© Il Mondo, 17 settembre 2010 www.ilmondo.rcs.it

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".