Dire «America Latina» fa pensare, a una considerazione di superficie, a una sorta di dimensione unitaria, quella di un continente le cui parti sono legate da forti radici comuni: la relazione storica con l’Europa ispanica, l’origine coloniale, una stessa lingua (lo spagnolo, eccezion fatta per il grande Brasile che parla portoghese), la cattolicità. Guardare l’America Latina, nelle pieghe della storia e nelle cronache d’attualità, porta invece in primo piano la complessità di luoghi e culture, scelte politiche e stratificazioni sociali, mescolanze etniche e progetti di sviluppo. Tra le doppie polarità (unità-eterogeneità; storia unificante-geografia fisica ed economica differenziante) si consuma una dialettica ancora vitale. Così come dialettico è sempre stato il rapporto tra America Latina ed Europa e, in tempo più recenti, tra America Latina e Stati Uniti d’America, sino al recentissimo nuovo protagonismo autonomo del Brasile tra i grandi dell’economia e della politica internazionale nell’età della globalizzazione. Per muoversi tra aspetti così controversi, al lettore italiano può essere utile dedicare attenzione alla Storia dell’America Latina contemporanea di Loris Zanatta, storico dell’università di Bologna. L’Ottocento è segnato dalle spinte all’indipendenza dalle capitali imperiali, Madrid e Lisbona, e dalla visione unitaria di Simón Bolívar, che però naufraga rapidamente tra le divergenti tensioni nazionaliste. Lo sviluppo, sulla base di enormi ricchezze naturali (l’agricoltura, le miniere) viene distorto dal dominio di pochi attori post-coloniali. La cultura liberale fatica ad affermarsi, lasciando spazio, lungo il corso del Novecendo, all’alternarsi spesso drammatico di fragili democrazie e autoritarismi populisti e militari, quasi sempre di destra, talvolta di sinistra. E gli Usa, che considerano l’America Centrale e Latina come «il cortile di casa», impongono un dominio sia economico che politico, che mortifica le vitalità di un po’ tutto il continente. Le novità, su cui Zanatta scrive pagine lucide e documentate, sono recenti, ma importanti: l’affermarsi sempre più diffuso delle democrazie liberali, la ricerca di processi autonomici di sviluppo economico, il tentativo di ridurre le forti diseguaglianze sociali, in un panorama molto differerziato tra Stato e Stato, ma anche tra singole aree dello stesso Stato (in Brasile, tra il benessere del centro di San Paolo e la povertà delle favelas sub urbane o del Nordeste). Un mondo, comunque, carico di energie positive, in straordinaria evoluzione. Per capirne meglio la complessità, si può leggere un maestro come Jorge Amado in Bahia (di Amado, Garzanti sta meritoriamente ripubblicando tutte le opere), un viaggio attraverso «le strade e le piazze, la gente e le feste, gli incanti e i misteri» di una città tra le più complesse del contraddittorio Brasile. O fermarsi sui racconti della periferia di Rio de Janeiro, raccolti in Braci di Attilio Caselli, un robusto esordiente: miserie e crudeltà, sorrisi e dolori dietro lo splendore di Copacabana e di Ipanema. E se dal Brasile ci si sposta nell’altro «gigante», l’Argentina, ecco i racconti de La febbre dell’oro di Osvaldo Soriano: il peronismo, il gioco del calcio, la durissima cronaca nera, gli eroi minimi di una storia di strada di cui il romanziere, tra le firme migliori del Sud America contemporaneo, coglie soprattutto l’intensa, struggente umanità, «la disperata ansia di voler vivere la vita».
Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 65 in PDF
© Il Mondo, 10 settembre 2010 www.ilmondo.rcs.it
Culla di antiche civiltà ma anche di forti contrasti. viaggio letterario nel sud del continente
Nella tana dell’America Latina
L'autore: Antonio Calabrò
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