Diego e Walid se ne stanno seduti, accanto, negli spazi d’attesa di un istituto per bambini handicappati, a Roma. Menomazione dei figli, dolore dei padri. Ed è proprio lì che tra i due nasce un’amicizia. Sono diversi, molto diversi tra loro. Diego, impiegato in un ministero, vita quotidiana banale, se non fosse per l’impegno a fare fronte ai problemi del piccolo Giovanni, a disagio con l’apparente normalità del mondo. E Walid, arabo ricco e potente, misterioso, amorosissimo con il suo «mostrino» Yusuf. Qualcosa lega sempre più strettamente i due uomini. La comunanza dell’handicap, naturalmente. Ma soprattutto quel riconoscersi nello sguardo dell’altro, la scoperta della facilità a parlarsi e ascoltarsi, l’attenzione per un’umanità che va oltre ruoli e apparenze. Così, nelle pagine de Il padre e lo straniero di Giancarlo De Cataldo (l’autore di Romanzo criminale), va in scena un grande racconto dell’essere amici, del riannodarsi di destini lacerati, dell’autenticità profonda di sentimenti oltre le differenze di ruolo, ceto, religione, cultura. Bastano, talvolta, un’occhiata d’intesa, la sintonia su un gioco di parole, il modo di ordinare un drink, per riconoscersi tra persone e sapere, subito, che si diventerà amici. Come racconta Pietro Grossi in Martini, romanzo essenziale, gioiello di scrittura. La voce narrante è di Frank, giornalista consapevole del mestiere e dei suoi limiti («Io non scrivo, Jay. Io parlo di cultura su un quotidiano. Scrivere è un’altra faccenda»).
La star di cui si parla è Thomas J. Martini, scrittore di successo, bello, mondano, apparentemente sicuro di sè. Ci si incontra. Ci si perde. E ci si ritrova, a ruoli invertiti, per scoprire che l’amicizia è il filo di un legame ininterrotto, nonostante tutto e tutti. Una questione di profonda autenticità. E si incontrano di nuovo, sanando la ferita di una rivalità che aveva frantumato un’amicizia nata quand’erano poco più che ragazzi, anche John Evans, detto «Curly John», e Andy, protagonisti de Il ranch della giumenta perduta, romanzo americano di Georges Simenon. Sullo sfondo, l’Arizona degli orizzonti dei film western, gli ultimi uomini a cavallo, il trascolorare dei tempi verso la modernità meccanica. Nell’animo, la forza di sentimenti tenaci, la minaccia di morte, il sospetto, l’odio tenace, la faticosa scoperta della verità di gesti e passioni, una mano poggiata sulla spalla dell’amico ritrovato. «John e io…». Il piacere intenso del rivivere un avverbio magico: Insieme. E insieme, pur differenti per storia ed età, avevano condiviso il tempo anche Emin Kemal, famoso scrittore turco, e René Kunheim, il suo traduttore spagnolo. Il tempo, appunto. E l’amore di una stessa donna, Derya, passionale, accogliente, crudele.
Nel romanzo di Luis Leante, La luna rossa, dalla morte di Kemal, che tutto fa sembrare un omicidio, partono due storie che si intrecciano, si scompongono e si riunificano, tra Istanbul, Monaco e Alicante. La vita ha talvolta forma di strani arabeschi, mettendo in difficoltà chi «non ha interesse al mondo, ma soltanto al ritratto che i libri fanno del mondo». Amori si scompongono, nuovi amori si intessono. Un’amicizia tracolla in ossessione. Un’altra amicizia ti restituisce il sorriso. I sentimenti, bisogna avere il coraggio e l’intelligenza del cuore di viverli. E di rivelarli. Un libro aiuta a farlo, superando «il sole nero della malinconia». Un amico, finirai per scoprirlo, significa vita.
Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 65 in PDF
© Il Mondo, 3 settembre 2010 www.ilmondo.rcs.it
Sentimenti fraterni fra persone di culture diverse e intrecci di passione
Storie di amicizia. E dintorni
L'autore: Antonio Calabrò
|
|
Il blog di Antonio Calabrò -
Segui Antonio Calabrò su Twitter -
Facebook -
LinkedIn
|