Racconti di gioventù alle prese con la vita e la professione sempre più difficile da trovare

Stagisti & bamboccioni

Pubblicato 30-07-2010 da Antonio Calabrò in Articoli

Logo - Il Mondo«Oggi per i giovani il problema non è di essere bamboccioni, ma di non fare la fine dei barboni». Con l’ironia consueta, Andrea Camilleri sintetizza le sue preoccupazioni da vecchio scrittore civile per le nuove generazioni che faticano a trovare un posto dignitoso e un avvenire rassicurante nel mondo del lavoro. La sua battuta campeggia sul retro di copertina di un bel libro-inchiesta di due giornalisti ben informati, Marco Iezzi e Tonia Mastrobuoni, Gioventù sprecata. Perché in Italia si fatica a diventare grandi. Ci sono, infatti, dei bamboccioni che si cullano nella comodità di una protezione familiare che spesso degrada in familismo. Ma per parte larga di coloro che hanno dai venti ai quarant’anni, l’universo è quello della precarietà dei rapporti di lavoro, che non consente progetti di lungo termine, né professionali né personali. Particolarmente svantaggiate, le donne: una risorsa privilegiata di sviluppo, in quantità e in qualità, che proprio l’Italia sa usare meno e peggio degli altri Paesi europei. Riforme incompiute, del mercato del lavoro e dei sistemi di solidarietà. Spregiudicato uso della pur necessaria flessibilità aziendale. Rapacità del presente e scarsa visione del futuro, da parte di classi dirigenti vecchie e miopi. Diffusa paura del domani. Il Paese, insomma, non cresce come dovrebbe. E si avvita in un circuito negativo di depressione, che genera nuove povertà e mette in fuga i cervelli più creativi e intraprendenti. C’è una Immobilità diffusa, spiega, con ricchezza di dati, una ricerca curata da Daniele Checchi, che prova a spiegare perché «la mobilità intergenerazionale è così bassa in Italia»: dalle carenze delle politiche di sostegno alle famiglie in difficoltà all’incapacità di premiare il merito, dai limiti del sistema scolastico agli ostacoli per un mercato del lavoro che sappia coniugare capacità personali e welfare in una collettività dinamica. «L’Italia è una Repubblica fondata sullo stage, spesso utilizzato come espediente per risparmiare sul costo del personale», racconta Eleonora Voltolina in La Repubblica degli stagisti. Come non farsi sfruttare: una analisi dettagliata sulla alterazione del concetto di stage, per definizione percorso formativo di introduzione professionale, ma in molte realtà strumento di flessibilità coatta. Ci sono, raccolta Voltolina, stage giusti e sbagliati, stage che mascherano lavoro dipendente, stage virtuosi che aprono davvero la porta a una soddisfacente vita di lavoro. In appendice, la Carta dei diritti dello stagista, per imparare a muoversi in un mondo pieno di insidie, ma anche di opportunità. Stage a parte, è sulla condizione generale delle nuove generazioni che vale la pena riflettere, sulle loro speranze e le loro frustrazioni. Uno strumento ideale è il racconto. Come dimostra l’ultimo romanzo di Paolo Nori, I malcontenti. Lui si chiama Giovanni, lei Nina, sono una coppia giovane, cercano ruolo e destino in una città che chiede loro di starsene buoni, scavarsi un angolo, evitare di voler cambiare le cose. La loro vita è raccontata da un vicino, che cerca di costruire un buon rapporto di solidarietà. Tutto non funziona? Non ha importanza. Nessuno vuole che si esprima il senso del cambiamento. Meglio rassegnarsi al fatto che non si vive «nel migliore dei mondi possibili». Anche quando, nel fondo dell’anima, accanto alla disillusione e al malcontento, cova un’ombra di rabbia.

Antonio Calabrò

Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 65 in PDF
© Il Mondo, 06 Agosto 2010 www.ilmondo.rcs.it

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".