Saggi giornalisti e politici alle prese con la rilettura di una lunga stagione italiana

C’era una volta il Pci

Pubblicato 23-07-2010 da Antonio Calabrò in Articoli

Logo - Il Mondo«Non siamo più counisti, babbo?» «No, ma ci mancheremo». E’ il 1990, il Muro di Berlino è crollato e il Pci ha appena concluso la sua lunga storia per fare posto al Pds e cercare di rimescolare le carte della sinistra italiana, immaginando un radicale rinnovamento. La vignetta di Altan, così, fotografa, con spietata ironia, una condizione di spaesamento della transizione di cui ancora oggi vediamo le tracce. A vent’anni da quella data, il cantiere delle riflessioni, critiche e autocritiche, è sempre aperto. E l’edificio di una sinistra in sintonia con le sfide della contemporaneità è tutt’altro che costruito. Per parafrasare Lenin (un maestro? un cattivo maestro?), adesso «che fare?». Alfredo Reichlin, del Pci è stato un politico di primo piano. Ha poi contribuito alla evoluzione del Pds in Partito democratico. E adesso, in un saggio che mescola autobiografia militante e riflessioni sul futuro, Il midollo del leone, rilegge una densa stagione della storia d’Italia e del mondo, in cui l’orgogliosa battaglia dei comunisti italiani, sempre più interna alle logiche e alle regole della democrazia repubblicana, ha lasciato il passo a una profonda incertezza. Mai come adesso la sinistra è stata così minoritaria, nel Paese, avendo perso anche la forza di una ricerca dell’egemonia culturale (mai, comunque, raggiunta, nel corpo vivo della società). «Sono in atto», sostiene Reichlin, «mutamenti profondi, fino a ieri impensabili, anche nell’antropologia umana. Al centro di tutto c’è la crisi della democrazia moderna e il nuovo rapporto tra l’economia e la società». Dunque, «la sinistra non ha futuro se non esprime un nuovo umanesimo». Nuove culture dei diritti e dei doveri, della cittadinanza. Nuovi orizzonti ideali che, come insegna proprio la storia del Pci, sappiano diventare pratica di lotta politica quotidiana, legame concreto «tra politica e popolo». Sono temi su cui si gioca anche l’analisi di Lucio Magri, dirigente comunista pure lui, prima di dare vita, negli ultimi anni Sessanta, all’esperienza eretica de il Manifesto.
Nelle pagine de Il sarto di Ulm (un personaggio di Brecht che presumeva di saper volare, anticipando però troppo i tempi in cui gli uomini volarono davvero), si ricostruisce «una possibile storia del Pci», sospeso tra fedeltà all’Urss e «via italiana», compromesso storico con la Dc e dibattito con la sinistra extraparlamentare, fiducia nella democrazia e autoritario centralismo democratico all’interno (di cui appunto Magri, Rossanda, Pintor, Parlato e altri fecero le spese, non rinunciando però mai al diritto-dovere di critica di ogni buon intellettuale). Qualcuno, come Renzo Foa, famiglia di sinistra, militanza giornalistica nel quotidiano del Pci l’Unità (di cui fu anche direttore), seppe prendere atto, con coraggio e onestà intellettuale, che il comunismo, come utopia e come pratica, era fallito. E oggi il suo racconto, in Ho visto morire il comunismo, è una grande lezione di spessore politico e morale, da meditare. Qualcun altro, più giovane, come Jacopo Iacoboni, giornalista de La Stampa, in Profondo rosso, prova a cercare tracce di sinistra nelle pieghe della società, fuori dal dibattito identitario stantio dei dirigenti di partiti in cui «la sinistra non ha perso le elezioni, si è perduta». Cosa significa, dunque, «essere di sinistra, oggi?». Nel balbettio di idee e scelte sociali militanti, una traccia di risposta, debole ma comunque vitale, forse c’è già.

Antonio Calabrò

Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 63 in PDF
© Il Mondo, 30 Luglio 2010 www.ilmondo.rcs.it

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".