La crisi che stiamo ancora attraversando non è una recessione qualunque. Per venirne fuori, serve un cambiamento radicale di paradigmi economici, di modi di produzione, di stili di consumo e di vita. Come costruire nuovi e migliori equilibri, economici, sociali, culturali? E con quali forze? Lo raccontano i saggi di un gruppo di studiosi della Fondazione Irso, pubblicati a cura di Paolo Perulli e Angelo Pichierri in La crisi italiana nel mondo globale. Economia e società del Nord. Lo sguardo sul Nord investe l’area più dinamica e produttiva del Paese, capace di flessibilità e innovazione, al centro di un sistema economico che non ha come unico riferimento l’Italia, ma ha ruolo e peso al centro della zona più attiva e ricca d’Europa. Si pongono problemi che, come spiega Piero Bassetti nell’introduzione, vanno oltre gli schemi della semplice questione settentrionale contrapposta alla questione meridionale, per investire direttamente il destino di una regione multi-nodale in cui si concentrano molte delle nostre opportunità di sviluppo.
Legando economia a protagonismo sociale e civile. Sono temi che ricorrono anche tra le pagine di Piccoli. La pancia del Paese, resoconto documentato e brillante di un viaggio di Dario Di Vico, uno dei migliori giornalisti economici italiani, nel mondo complesso dei 4 milioni di piccole imprese e degli 8 milioni di partite Iva, motori di un’economia dinamica, contraddittoria, comunque produttiva. Gente di mercato, legata al tessuto locale dei distretti e dei piccoli paesi, ma anche capaci di stare sui mercati, europei e internazionali. Un po’ anarchica, insofferente rispetto alla politica. Inquieta. Non istituzionale. E dunque scarsamente rappresentata, poco considerata. Comunque da comprendere e mettere sulla scena di una società che, proprio per uscire dalla crisi, deve valorizzare nuove energie vitali, dare loro dignità di protagonisti del cambiamento con tanto di diritti e doveri, ascoltarne, comprenderne e guidarne la forza. Impegno riformista di spessore. Sinora inespresso. Come inquadrarli, socialmente, quei piccoli imprenditori? Ceto medio,
tradizionalmente. Ma proprio su quell’universo sociale in trasformazione, si annidano paure e si formano energie utili allo sviluppo. Lo raccontano gli studi raccolti da Arnaldo Bagnasco in Ceto medio. Perché e come occuparsene, una ricerca del Consiglio superiore per le scelte sociali. Ceto medio proletarizzato. Ma anche dinamico e intraprendente. In difficoltà per le prospettive delle nuove generazioni. Animato da immigrati attivi e ambiziosi. Preoccupato dalla cadute di tradizionali certezze sociali. Mondo multiforme, stretto tra localismi rassicuranti ma angusti e nuove sfide della globalizzazione. È da lì che, comunque, emergono spinte vitali in un settore che può giocare sull’asse dei cambiamenti: quello delle imprese sociali.
Massimo Campedelli e Giorgio Fiorentini indagano appunto sull’Impresa sociale. Idee e percorsi per uscire dalla crisi. Si tratta di imprese plurali, con interazioni e integrazioni tra public, profit e non profit. Solidarietà e convenienze economiche possono creare interessanti e originali sinergie, proprio per modificare quel modello modello di sviluppo entrato in crisi, sostituendoi l’ossessione della quantità dello sviluppo alla qualità del lavoro e della vita. Un’interessante ipotesi di metamorfosi.
Antonio Calabrò
Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 81 in PDF
© Il Mondo, 16 Luglio 2010 www.ilmondo.rcs.it