Archive for giugno, 2010

Racconti di vita (altrui)

Posted 25 giu 2010 — by Antonio Calabrò
Category Articoli

Logo - Il MondoScrivere biografie è anche un gioco di specchi. Si va alla ricerca dell’altro e dell’altrove. Si finisce, in qualche modo, per parlare di sé. Un percorso di intrecci. Un’investigazione nel profondo dell’anima del personaggio di cui si parla. E, contemporaneamente, un disvelamento discreto ma comunque intenso dei moti dell’intelligenza e del cuore del biografo stesso. Con una doppia capriola Bernard Malamud, ne Le vite di Dubin (rilanciato in libreria da Minimum Fax, che sta ripubblicando tutte le opere del grande scrittore americano), si immerge nel mondo di William Dubin, uno storico alle soglie dei sessant’anni che, proprio mentre è intento a scrivere una biografia di D. H. Lawrence, si ritrova travolto dalla passione per una spregiudicata ammiratrice, Fanny, di 25 anni più giovane. Scandaloso Lawrence, scandaloso Dubin, che perde ogni bussola di lavoro e di vita. Le pagine scritte un tempo su Henry David Thoreau, cantore della ricerca dell’equilibrio nell’immersione nella natura (uno scrittore amato da Malamud) sono solo un ricordo. Ritrovarsi è fatica tremenda e comunque incompiuta. L’equilibrio di Dubin resta precario. E Malamud sa parlarne con affetto e rispetto per una così controversa e densa umanità Read More

Lettera di Luciana del Giudice ad Antonio Calabrò

Posted 22 giu 2010 — by Antonio Calabrò
Category Cuore di Cactus, Letters, Libri

Felice che Cuore di cactus abbia suscitato ricordi e riflessioni così belli, così intensi, pubblico una lettera ricevuta da Luciana del Giudice.

Caro Antonio dopo la lettura del tuo cactus mi sono affiorate una miriade di emozioni. Il libro, scritto con il tuo stile scarno e nervoso ma preciso e affascinante, dove ogni parola è soppesata e non messa a caso, mi ha fatto rivivere una stagione delle mia vita ricca di energie e speranze.

Nel ’72, se non ricordo male, ero a Palermo a scrivere una ricerca su “La donna e il lavoro in Sicilia”, per Ferrarotti e “vivevo” praticamente a casa di Giuliana Saladino e Marcello Cimino. Ho abitato in luoghi straordinari e privilegiati: a piazza Pretoria (palazzo Bordonaro) prima e poi a piazza Santo Spirito nel Palazzzo Aiutamicristo. Centro storico vero, allora, forte, pesante ma vivo. Erano anni straordinari e attraverso il tuo racconto li ho rivissuti.

Mi sentivo – ma non ero la sola- insignita di una missione Read More

La memoria di Saramago, maestro di indispensabile eresia

Posted 19 giu 2010 — by Antonio Calabrò
Category Cronaca, Cuore di Cactus, Libri

“Lo scrittore se n’è andato, assistito dalla sua famiglia, in maniera dolce e serena”. Così la Fondazione che porta il suo nome ha annunciato la morte di José Saramago. Quei due aggettivi che indicano dolcezza e serenità, nel rapporto con la morte, fanno riflettere, testimoniano di tutta una vita spesa nell’impegno di scrivere con straordinaria libertà, sfidando convenzioni facili e comodi luoghi comuni perfino sugli argomenti più impervi, a cominciare dal rapporto dell’uomo con Dio, dal posto dell’uomo di cultura nella Storia, dall’obbligo dell’autonomia di pensiero e di ricerca. Senza jattanza. Senza violenza. Senza la durezza arrogante di chi pretende di avere e imporre la verità.
Dolce e sereno, infatti, era Saramago, anche quando si avventurava nelle polemiche più laceranti contro poteri e potenti. Scrittore in cerca. Affabulatore straordinario, dubitante, ironico, irriverente. Autore discorsivo (perché è proprio nel discorso in pubblico, informato e partecipe, che si confrontano opinioni e si formano coscienze libere). E grande poeta capace di raccontare persone e storie, debolezze e orgoglio, lotte sociali e coraggio privato. Ha vinto il premio Nobel. E non se ne è mai fatto un vanto.
Adesso vale la pena leggerlo e, per chi lo ha già fatto, amandone moltissimo stile e contenuti, rileggerlo. A cominciare dal “Memoriale del convento”, apologo sulla necessità faticosa dell’eresia e da “Cecità”, monito su un’umanità che cade prigioniera dall’incapacità di vedere e di usare, pur con sofferenza, la ragione e sulla possibilità che anche nelle condizioni più estreme (un mondo di persone tutte cieche, tranne una) si possa costruire una via d’uscita dal servaggio, un ritorno, appunto, alla libertà, di visione e di giudizio.
Rileggere Saramago, dunque. Per rileggere noi stessi, inquieti abitanti di una controversa modernità. Con tutto il carico della nostra necessità di indagare su noi stessi, gli equilibri delle nostre comunità, le relazioni tra le libertà e le responsabilità, le passioni civili e politiche. C’è una sua bellissima affermazione, da riconsiderare. Eccola: “Siamo la memoria che abbiamo, senza memoria non sapremmo chi siamo… Mi sono abituato a quello che la memoria ha fatto di me, e non sono del tutto scontento del risultato, nonostante i miei gesti non siano sempre stati i più meritevoli. Sono un animale terrestre come qualsiasi essere umano, con qualità e difetti, con errori e risultati ottenuti, lasciatemi rimanere così. Con la mia memoria, ciò che io sono. Non voglio dimenticare niente”.
Per noi lettori, grati, l’impegno è non dimenticare Saramago, la sua eredità di parole.

Antonio Calabrò

Parole, (non) soltanto parole

Posted 18 giu 2010 — by Antonio Calabrò
Category Articoli, Cronaca

Logo - Il MondoNoi siamo le nostre parole. La politica è fatta di parole. E di parole si nutre l’informazione. Parole poetiche dicono amore e dolore. Le parole della pubblicità intessono la trama della nostra vita quotidiana. Ci vogliono intelligenza, cultura e libertà, perché le parole che fanno vivere e connotano tempi, cose, valori, sentimenti e sogni abbiano pienamente senso. La parola stabilisce le relazioni di cui vive una comunità, come si teorizza fin dai tempi di Aristotele. La parola è potere. E dignità. In principio c’era la parola?, si chiede Tullio De Mauro, uno dei maggiori linguisti europei. Per rispondere che al di là di alcuni strumenti (la voce, comune a tanti individui animali, come mostra l’abbaiare di un cane) e di alcuni segni, è con la parola che la persona afferma se stessa, membro di una comunità, attore della pólis.
In un percorso intellettuale che va dai filosofi greci a Wittgenstein, Borges e Calvino, sino alla nostra Costituzione, De Mauro insiste sul sistema delle parole e della lingua, socialmente condizionata e condizionante, elemento fondante della democrazia, nel discorso pubblico informato e dunque Read More

Racconto: Seminando emozioni e parole

Posted 12 giu 2010 — by Antonio Calabrò
Category Cuore di Cactus, Libri

Questo racconto è stato scritto per l’occasione dei vent’anni del Giovedì, un appuntamento tradizionale della cultura milanese, a casa di Augusto Bianchi, in Corso Venezia, a Milano. Gli altri racconti del Giovedì sono disponibili su www.giovedi.org

Dei cinquemila e più libri che si allineano, in straficato disordine, lungo quasi tutte le pareti della sua casa, molti li ha letti, consultati o sfogliati. Alcuni, amati davvero. Pochi, meno di una decina, eletti a compagnia quotidiana di vita. “Lavorare stanca” di Pavese, in una vecchia edizione di Einaudi, oramai sgualcita, segnata in quasi tutte le pagine, fitta di commenti e di note. Le “Memorie di Adriano”, della Yourcenar. Certe storie del Corto Maltese di Pratt. E le poesie di Eluard: “Ci sono parole che fanno vivere… la parola amico e la parola fratello… la parola compagno e la parola libertà…”. Nelle sere di solitudine, mangiando “un po’di cena alla chiara finestra”, ascoltanto “una verde milonga”, gli “Improvvisi” di Schubert suonati da Brendel o l’adagio del quinto concerto di Beethoven, quelle parole gli hanno sempre fatto compagnia. Una trama di vita.
Vive di parole, appunto. Dette, scritte, raccontate, insegnate. Parole leggere, a volare via, come semi di fiori, nel vento. Parole pesanti come pietre, a scandire giudizi sulle cose degli uomini. Parole, per ritessere il tempo e provare a tracciare vie di futuro. Quanto altro tempo gli resta, per continuare a giocare? Read More

Dalla parte dell Stato

Posted 11 giu 2010 — by Antonio Calabrò
Category Articoli, Cronaca

Logo - Il MondoScrivere di mafia. Per provare a capire meglio quell’intreccio tra Cosa Nostra, politica e parti dello Stato che ha avvelenato la democrazia italiana, dalla strage di Portella delle Ginestre nel 1947 a oggi. Ma anche per ricordare i politici, i magistrati, i poliziotti e i carabinieri, i giornalisti, gli imprenditori che contro la mafia hanno fatto argine, in nome della legalità, pagando spesso le loro scelte con la vita. Come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Adesso che nuovi fatti e più approfondite riflessioni hanno fatto riaprire le indagini sulle stragi del maggio e del luglio ’92, vale la pena leggere le documentate pagine di Alfio Caruso, in Milano ordina: uccidete Borsellino. Lì c’è una descrizione dei poteri disturbati dalle inchieste di Falcone (andato via da Palermo per sfuggire all’isolamento cui lo avevano costretto una città maligna e una parte del Palazzo di Giustizia scarsamente sensibile alle vere indagini su mafia, affari e politica, ma rimesso in gioco a Roma come direttore di una sezione chiave del ministero di Grazia e Giustizia guidato da Claudio Martelli e come probabile nuovo Procuratore nazionale Antimafia). E soprattutto si insiste sugli ambienti dell’economia e della finanza (simboleggiati in quel «Milano») che proprio Borsellino, d’intesa con Falcone, aveva messo sotto osservazione. Mafia siciliana. Protezioni politiche romane. Interessi milanesi. Read More

Il sapore della sconfitta

Posted 04 giu 2010 — by Antonio Calabrò
Category Articoli, Cuore di Cactus, Libri

Logo - Il Mondola sconfitta. Di un vecchio attore che non sa più reggere la magia dell’interpretazione. Di un investigatore che non riesce a salvare una vittima designata. Di un monsignore. Dei protagonisti di un’acrobatica storia d’amore che da virtuale non sopporta la prova della realtà. La sconfitta e la morte. La sconfitta e la fatica di una sopravvivenza mutilata, di una fragile umanità. Philip Roth ne è, come sempre, maestro sublime. Ne L’umiliazione racconta il dramma di Simon Axler, uno dei più popolari attori della sua generazione, che scopre di non saper più recitare. Non entra nei personaggi. Non ricorda le parti. Non regge lo stress. Superata la linea d’ombra dei sessant’anni, subisce una crisi di identità che si trasforma in acuta depressione. E non trova salvezza neppure in una storia d’amore, per una donna di vent’anni più giovane, che lo illude, lo usa, lo abbandona, lo stronca Read More

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