Lavori? Ma quanto lavori…

Pubblicato 21-05-2010 da Antonio Calabrò in Articoli, Cuore di Cactus, Libri

Logo - Il MondoChe forma dare al futuro? Quello dei giovani e delle donne soddisfatti di «un buon lavoro per una buona vita», sottratti alle fragilità del precariato, in grado di trovare equilibri culturali e sociali da cittadini consapevoli. Sfida difficile, in un’Italia che invecchia male. Ma anche sfida essenziale da affrontare, con intelligenza riformatrice, per dare un senso nuovo e migliore ai tempi che cambiano. Piero Amerio, professore di Psicologia sociale all’università di Torino, si mette in viaggio tra le inquietudini giovanili e nelle dense, documentate pagine di Giovani al lavoro, dà conto dei risultati di un’approfondita ricerca sulle nuove generazioni di una città, Torino appunto, che nel passaggio dalla cultura industriale a quella postindustriale, può fare da eccellente metafora della condizione di tante altre aree d’Italia. Tramontate le speranze della tranquillità del posto fisso di lungo periodo, ridimensionati dalla realtà quotidiana i miti televisivi del successo facile e immediato, i giovani ascoltati con profonda competenza da Amerio confidano meno nei propositi di carriera e successo, cercano piuttosto sicurezza e stabilità e puntano a nuovi equilibri di lavoro e di vita, cercando comunque nel lavoro identità, assunzioni di responsabilità, occasioni di partecipazione e di socialità. Viviamo, è vero, in tempi segnati da «un allargarsi di uno sfilacciato processo di individualizzazione». Ma, pur consapevoli delle difficoltà, i giovani non si rassegnano a percorsi precari di realizzazione né a competizioni esasperate. E pongono, alla classe dirigente del Paese, la sfida di riforme, del lavoro e dello Stato assistenziale, che permettano di guardare con maggiore fiducia al futuro. Citando Robert Castel, Amerio conclude: «Il mercato, lasciato a sé, non ha mai prodotto legami sociali, ma solo competizione. Tali legami possono prodursi solo sul fronte del lavoro, abbandonando il quale non ci troveremmo in una società di mercato ma in una destinata all’asocialità». Analoghe, da tutt’altra parte d’Italia, le riflessioni di Gianfranco Viesti, in Più lavoro, più talenti. Giovani, donne, Sud: le risposte alla crisi. Per quanto sia in crisi di capitale sociale (per il degrado delle relazioni di ceti dirigenti e società civile, nel viluppo dell’assistenzialismo, del cattivo governo e delle distorsioni dell’economia illegale e criminale), il Mezzogiorno ha risorse enormi, intellettuali e professionali, da mettere a disposizione di un diverso sviluppo dell’intero Paese. Giocando appunto sulle intelligenze e le volontà di sviluppo di giovani e donne, da recuperare innanzitutto al mercato del lavoro. La politica delle riforme torna in primo piano. Sulle persone di un’Italia in trasformazione, sui loro diritti, i servizi necessari, la valorizzazione delle loro competenze umane e professionali, insistono i saggi curati da Massimo Livi Bacci e raccolti in Demografia del capitale umano. E «un nuovo patto tra generazioni» è la proposta che emerge dal saggio di Gosta EspingAndersen, sociologo danese con cattedra a Barcellona, Oltre lo Stato assistenziale. La dimensione della crisi italiana trova analogie nel resto d’Europa. E vanno dunque avviate riforme, guardando alle donne e ai bambini e ai bisogni e alle opportunità della nuova economia della conoscenza per dare un senso migliore al lavoro che facciamo, alle relazioni sociali, alla capacità di pensare il futuro.

Antonio Calabrò

Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 106 in PDF
© Il Mondo, 28 Maggio 2010 www.ilmondo.rcs.it

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".

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