La creatività di Alcuni

Pubblicato 11-05-2010 da Antonio Calabrò in Articoli, Cuore di Cactus, Libri

Harvard Business Review Italia Si comincia con il teatro. Si continua con i cartoni animati. Si finisce, almeno per ora, con un film d’animazione in 3D di grande successo, “Cuccioli – Il Codice di Marco Polo”. Si parte da Treviso, si arriva alla distribuzione sulle Tv di oltre 50 paesi in tutto il mondo. Il gioco di partenza, recitare, soprattutto per e con i bambini, diventa azienda. E il palcoscenico si allarga, per dare vita a un’impresa da vero e proprio orgoglio industriale: un gruppo italiano che compete con i migliori produttori di audiovisivi francesi, giapponesi, americani.
“Gruppo Alcuni”, è il suo nome. Sede in via Corti 54, nella Treviso industriosa delle fabbriche manifatturiere e delle famiglie-impresa. Ma in quel lontano 1973, i fratelli Sergio e Francesco Manfio e Laura Fintina scelgono una strada diversa, culturale, creativa. Mettono su una compagnia teatrale. Il teatro è grande metafora di vita, la rappresentazione una magia che si reinventa di giorno in giorno, i bambini un pubblico che, dalle scuole alle tavole del palcoscenico, diventa rapidamente attore, protagonista. Lavoro e divertimento camminano insieme. Poi, dopo anni di attività, i fratelli Manfio decidono che è arrivato il momento di allargare gli orizzonti. Ai cartoni animati. E alla Tv. Nel segno della multimedialità. Uno studio di produzione, dal 1990. E l’avvio di una fortunata serie di lavori per la Tv, soprattutto con una serie, “Cuccioli”, che conquistano il pubblico, rapidamente anche oltre i confini italiani. Oggi, accanto ai “cartoon” prodotti in collaborazione con Rai Fiction e una serie di società internazionali, “Gruppo Alcuni” (70 addetti, una fitta schiera di collaboratori, un fatturato di 5milioni di euro nel 2008 che si prevede raddoppi, superando i 10milioni di euro nel 2010, con una quota di ricavi dall’estero del 25%) vuol dire uno staff che cura Tv dal vivo (“Ciak Junior”, in Italia su Canale 5 e all’estero con Tv in Cina, Cile, India, Israele, Senegal e Sudafrica), quattro compagnie teatrali, sezioni di lavoro che si occupano di editoria (con le Edizioni San Paolo e la Mondadori), multimedialità, musica, gadget per il mercato dei bambini, appunto, con collaborazioni di peso. A parte i libri, ecco Oviesse per l’abbigliamento, Tognana per le tazze della colazione, etc. Affari e cultura possono ben coabitare. Come mostra un riconoscimento nazionale importante: lo status di “Teatro Stabile di innovazione per l’infanzia e la gioventù”, da parte del Ministero per i Beni e le Attività Culturali”.
La chiave del successo internazionale sta in una serie di “cartoon”, “I cuccioli”: un cane che ama i libri, una papera vanitosa, una gatta intraprendente, un coniglio generoso e un po’ spaccone, un ranocchio che vuole fare l’attore e un pulcino silenzioso e creativo. Rai come coproduttore, Tv di tutto il mondo interessate a comprarli (compresa Al Jazeera). Un’impresa in continua crescita. Nell’animazione, infatti, gli italiani, compreso appunto il “Gruppo Alcuni”, sono maestri. Non godono del supporto del finanziamento pubblico che sostiene i pur bravissimi produttori francesi. E non hanno alle spalle la forza dei network Usa, ma nemmeno la popolarità e la struttura industriale dei “manga” giapponesi. Se le cavano con la creatività. E ottengono spazio. Come? Un tratto rotondo, senza spigoli, memori della lezione di Walt Disney. Una attenzione per l’ironia e l’affabilità dei personaggi. Una negazione decisa per la violenza: i conflitti con i “cattivi” vengono risolti con intelligenza e, appunto, creatività. L’idea – spiegano i fratelli Manfio – è quella di mettere in campo la forza dei valori, lavorare per prodotti che abbiano solidi contenuti ideali, ma senza alcuna saccenza pedagogica. I bambini amano riconoscersi in personaggi positivi, che usano, in un bel gioco di squadra, la fantasia.
Che ci sia una particolare forza del “made in Italy”, nel settore, lo dicono alcuni numeri. Una trentina di aziende, dai trevigiani di “Alcuni” agli studi della periferia milanese e romana, con 5mila addetti diretti e circa 50mila nell’indotto (merchandising compreso). E mercati internazionali aperti. Il cartoon di qualità, nonostante le difficoltà, non conosce crisi.
L’ultimo prodotto del “Gruppo Alcuni” ne è conferma. Un film in 3D (da vedere senza i fastidiosi occhialoni), coprodotto da Rai Cinema e dagli spagnoli di Edebè, con un investimento di 5,5 milioni di euro e che ha proprio “i cuccioli” come protagonisti: arrivato nelle sale italiane e internazionali alla fine di gennaio, è stato subito premiato dal pubblico. Il titolo è “Cuccioli – Il codice di Marco Polo” e la storia racconta le peripezie di quei “cuccioli” contro la Maga Cornacchia, che dalla sua tetra reggia sull’Himalaya, trama per distruggere Venezia, prosciungandola dalle acque e asfaltandola tutta, niente più canali, spazio alle strade per il traffico infestante di auto e motorini. La maga viene sconfitta, i buoni naturalmente vincono, grazie alle lezioni e ai trucchi del Codice di Marco Polo. “Una favola ecologista”, dicono i fratelli Manfio, coproduttori ma anche sceneggiatori, che si sono avvalsi pure della matita del fumettista Giorgio Cavazzano. Accorgimenti tecnologici d’avanguardia. E una scelta innovativa pure per la colonna sonora, realizzata in collaborazione con l’Orchestra Haydin di Trento e Bolzano e curata per una perfetta sincronia con le immagini, come nei più sofisticati film d’azione. Creatività italiana, spiegano i Manfia, vuol dire anche mettere a fattor comune tutte le risorse, tutte le compenze intellettuali di cui l’Italia è ricca, anche in provincia.
L’alternativa ai cartoon made in Usa o in Japan è dunque un’alternativa culturale. E di modello produttivo. Non i grandi mezzi delle multinazionali, ma la flessibilità innovativa delle imprese più vivace, ricche di immaginazione, fantasia e gusto della sfida, culturale, appunto, ma anche industriale. La tecnologia – sostengono i Manfio – ha spostato la soglia dello stupore, anche negli spettatori bambini. Ma fantasia e semplicità del racconto restano comunque carte vincenti. Un bel racconto all’italiana.

Antonio Calabrò

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© Harvard Business Review Italia, 2 Aprile 2010 www.hbritalia.it/

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".

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