Nel segno dell’identità

Pubblicato 04-05-2010 da Antonio Calabrò in Articoli, Cuore di Cactus, Libri

Logo - Il MondoC’è chi se le prende con il Tricolore. E chi non tifa per la Nazionale di calcio. Chi ripete Italiani, brava gente». E chi confida nello Stellone: «Noi italiani, proprio nei momenti di difficoltà…». Chi vuole i professori regionali e rivalutare i dialetti. Chi ama le leghe del Nord o il partito del Sud. E chi, in vista delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, nel 2011, rilegge le pagine del Risorgimento e della Resistenza, con rischi di retorica. Un bel dibattito, insomma, anche denso di conflitti, su cosa voglia dire, oggi, essere italiani. Davvero siamo tutti un po’ Alberto Sordi, migliore interprete del nostro minimo comune denominatore del borghese piccolo piccolo, del furbo arrivista, del medico della mutua, di «Lavoratori…» e giù un gestaccio? O preferiamo somigliare a Giovanni Falcone, Emilio Alessandrini, Guido Rossa, Giulio Ambrosoli e a tutte le altre persone per bene che hanno perso la vita per difendere lo Stato, la legge, i valori della Costituzione? L’identità nazionale è un contenitore generico, che in tanti, criticamente, cercano di riempire di senso. E un contributo fondamentale arriva dai buoni libri. Come quello di Silvana Patriarca, storica alla Fordham University di New York: Italianità. La costruzione del carattere nazionale. Cultura alta, da classi dirigenti e cultura popolare, miti fondanti della nazione (a cominciare dalla Grande guerra) e stereotipi (gli italiani mammoni, opportunisti, traditori, eroi nonostante) si mescolano in una narrazione secondo cui il carattere nazionale è un contenitore complesso di diversi caratteri ed è dunque necessario smontare gli stereotipi e guardare al futuro: «La creazione di una società più inclusiva e più aperta non sarà possibile senza una riconsiderazione critica di vecchi miti nazionali e abitudini discorsive».
Per farlo, ci si può muovere anche sul terreno della musica, attraverso le pagine di Giuseppe Antonelli in Ma cosa vuoi che sia una canzone. Mezzo secolo di italiano cantato (partendo dal Modugno di Volare, una rivoluzione a Sanremo, nel ’58, e arrivando alla Paranza del Festival di oggi, passando attraverso Mina, Morandi, Celentano, Battisti e De André, senza dimenticare, naturalmente l’Italiano vero di Toto Cutugno). Oppure si possono indagare consistenza e limiti di un altro elemento caratterizzante, La casa degli italiani, con un saggio di Massimo Baldini (saremo pur quasi tutti proprietari di case, prime e spesso seconde, ma esiste ancora un forte disagio abitativo, sia al Nord che al Sud). Un contributo fondamentale, proprio sulle figure che compongono una sorta di ritratto nazionale, arriva da un bellissimo romanzo di Emilio Tadini, La lunga notte: Sibilla, vedova di un gerarca fascista, in una cupa villa sul lago di Como, racconta a un giornalista avido di memorie, una densa stagione della storia d’Italia, dal primo fascismo alla repubblica di Salò, dalle ombre del dopoguerra ai tempi d’oggi. Appartenenze drammatiche. E generosi tentativi di rinnovamento. Misteri. E corruzioni. Il cattivo teatro della retorica. E la disinvoltura di vecchie ricchezze (il gerarca aveva lucrato sul patrimonio di una famiglia ebrea) e recenti avidità.
Tadini è stato un maestro, non solo in pittura, ma anche in scrittura, nel gioco dei segni, delle ombre, del contrasto dei colori e dei caratteri. E ha saputo dire con efficacia, di noi italiani, anche cose che tanti preferirebbero fosse taciuto.

Antonio Calabrò

Leggi l’articolo tratto da Il Mondo, pg. 79 in PDF
© Il Mondo, 7 Maggio 2010 www.ilmondo.rcs.it

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".

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