“Irredimibile”, scriveva Leonardo Sciascia, a proposito della Sicilia. Terra lacerata da contraddizioni e cattivo governo. Segnata dalla violenza mafiosa. Restia alla modernità. Metafora di un degrado civile che rischiava di contagiare l’intero paese: “La linea della palma sale sempre più verso il Nord…”. Irredimibile davvero, ancora oggi, la Sicilia? E condannato alla marginalità, tutto il Sud, rispetto allo sviluppo europeo? Le cronache che affollano le pagine dei giornali potrebbero pur confermare il pessimismo razionale della visione di Sciascia. Ma proprio scorrendo le pagine dello scrittore, ci si può fare forti di un suo severo ammonimento: “Forse davvero la Sicilia richiede un supplemento di rigore, per capire la realtà”. Il rigore di chi, l’Isola e il Mezzogiorno, deve interpretarli. E di chi, al di là dei drammi sociali e politici in corso, intende progare a cambiarli. Rigore della ragione, per leggere, nella controversa quotidianità, le pur timide e contrastanti spinte di cambiamento. E rigore del governo, per capire che la Sicilia e il Sud, ricche di vitalità, di intraprendenza, di intelligenza, sono sì un fattore di crisi dell’intera Italia, ma anche un’opportunità di crescita e di cambiamento. Interpretando correttamente, d’altronde, la stessa parola “crisi”: selezione, trasformazione. E, perché no?, presupposto di metamorfosi Read More
Archive for maggio, 2010
Sud, terra di cactus: nel cuore conserva la vita (se la si cerca)
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Ricordi (o eredità) di famiglia
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Una casa a Todi. E una nella Barbagia. Una a Senjan, nel cuore della Persia. E una a Ipoh, in Malesia. Luoghi del cuore di dinastie familiari. Dei dolori. E degli affetti recuperati. Case di mattoni. E di parole, dette e taciute. Case per perdersi. E ritrovarsi. La casa del vento, che fa da titolo al libro di Cynthia Russo, scrittrice d’esordio arioso e felice, sta sulle colline umbre.Edèlìchesi rifugia Lula, ferita dalla malattia del padre amatissimo, per riannodare i fili di un’esistenza dispersa tra lavori, figli, sorelle e uomini vaghi e narcisi che non ne hanno saputo cogliere l’anima generosa, eppur fragile e inquieta. Una resa dei conti con i ricordi, una presa d’atto di una maturità finalmente raggiunta da orfana, quando le ombre protettrici paterne sono oramai alle spalle e bisogna fare i conti con una dolente maturità: «Quanto dolore sprecato, quanti pensieri affondati, da abbandonare a se stessi». Dunque, «Vuoi la verità? No, il dolore non passa mai completamente. Si modifica, questo sì». Si va avanti, più adulti, più soli. Ma la saggezza dell’esperienza non si esaurisce. Passa di mano, da padre in figlia, e ad altri figli ancora. Trascorre, appunto come il vento, lungo le colline. È in punto di morte che il protagonista de Il Bastone di Miracoli di Salvatore Niffoi, il vecchio Licurgo Caminera, patriarca di Suriache, nella Sardegna che ha in dispetto la modernità, raduna i figli cui ha dato solo nomi presi dalla mitologia greca (Ulisse, Ercole, Achille, Penelope, Antigone, Elena) per consegnare loro un testamento particolare Read More
Pater familias e mammi
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Nel nome dei nostri padri… Per imparare regole di vita, doveri e dispiaceri, severità e fragilità di comportamenti, scoperte del viaggio, gusto dell’ironia. Padri maestri, di scelte e, perché no? di errori. Figli, segni d’apprendimento, ma anche, a loro volta, attori di una possibile lezione d’una migliore qualità dell’esistenza. Paternità, insomma, come dialettica. Sta proprio qui il gioco tra i due protagonisti di Niente lupi, romanzo lieve, ironico e sapido di Giuliano Zincone: Rolando Luna e suo figlio Filippo, l’uno aristocratico siciliano viveur, disincantato e pur sempre incline all’avventura amorosa e l’altro trentenne capitano dell’esercito, mediocre per carriera e relazioni, ma comunque colto e curioso. Tra i due il dialogo avviene a distanza, per lettera. E prende le mosse dalla misteriosa morte di una bella sconosciuta, intravvista da Filippo sul Ponte dell’Accademia, a Venezia. La ricerca della chiave di quella scomparsa rinsalda la relazione tra i due investigatori per caso. E serve a riannodare i fili di un rapporto familiare che s’era slabbrato, a riflettere sui nessi tra l’essere padre e l’essere figlio, sulla relatività delle età della vita, sugli affetti che, come fiume carsico, ricompaiono, forti della memoria, irrobustiti dalla sincerità di un confronto attuale. Con una forte, originale figura paterna fa i conti Bice Biagi, nelle pagine di In viaggio con mio padre. Un viaggio reale, che porta Bice e la sorella Carla in giro per l’Italia, per partecipare a dibattiti, incontri e cerimonie di commemorazione di Enzo Biagi, uno dei maggiori giornalisti del Novecento, morto nel novembre del 2007. E un viaggio nella memoria, di una famiglia in cui proprio quel padre Read More
La creatività di Alcuni
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Si comincia con il teatro. Si continua con i cartoni animati. Si finisce, almeno per ora, con un film d’animazione in 3D di grande successo, “Cuccioli – Il Codice di Marco Polo”. Si parte da Treviso, si arriva alla distribuzione sulle Tv di oltre 50 paesi in tutto il mondo. Il gioco di partenza, recitare, soprattutto per e con i bambini, diventa azienda. E il palcoscenico si allarga, per dare vita a un’impresa da vero e proprio orgoglio industriale: un gruppo italiano che compete con i migliori produttori di audiovisivi francesi, giapponesi, americani.
“Gruppo Alcuni”, è il suo nome. Sede in via Corti 54, nella Treviso industriosa delle fabbriche manifatturiere e delle famiglie-impresa. Ma in quel lontano 1973, i fratelli Sergio e Francesco Manfio e Laura Fintina scelgono una strada diversa, culturale, creativa. Mettono su una compagnia teatrale. Il teatro è grande metafora di vita, la rappresentazione una magia che si reinventa di giorno in giorno, i bambini un pubblico che, dalle scuole alle tavole del palcoscenico, diventa rapidamente attore, protagonista. Lavoro e divertimento camminano insieme. Poi, dopo anni di attività, i fratelli Manfio decidono che è arrivato il momento di allargare gli orizzonti. Ai cartoni animati. E alla Tv. Nel segno della multimedialità. Uno studio di produzione, dal 1990. E l’avvio di una fortunata serie di lavori per la Tv, soprattutto con una serie, “Cuccioli”, che conquistano il pubblico Read More
L’accredito al consumo
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Che cosa c’entrano le vespe di Panama con Immanuel Kant? Le vespe sono ospitali e indicano, in tempi di mutamento, la strada della comprensione e di una nuova civiltà, appunto quella della cittadinanza mondiale, indicata dal grande filosofo tedesco. L’originale sintesi sta nelle pagine de L’etica in un mondo di consumatori, di Zygmunt Bauman, che parte da una recente indagine della Zoological Society di Londra (il 56% delle vespe e delle api operaie sotto osservazione aveva cambiato alveare) per smentire il dogma del circolo chiuso della colonia che riconosce ed espelle l’estraneo e rileggere, in modo critico, le teorie e le pratiche delle chiusure verso «l’altro» che affliggono le nostre società in preda alla paura da globalizzazione. «In ogni Paese, oramai, la popolazione è una somma di diaspore», spiega Bauman. E l’obiettivo non è definirsi favorevoli o contrari alle interdipendenze globali (avrebbe senso porsi la domanda rispetto a un’eclissi solare o a un fenomeno naturale inarrestabile?) ma trovare una nuova cultura per capire i fenomeni in corso nella società liquida e governare gli squilibri della globalizzazione stessa. Non gli imperi terrorizzati dall’aggressione del terrorismo e inclini alle semplici, rassicuranti e inutili risposte militari e alle esclusioni, ma una nuova civiltà dei diritti e dei doveri. In cui l’Europa, continente abituato alle molteplicità e alla democrazia e formato sugli ideali della rivoluzione francese (libertà, uguaglianza, fratellanza) può ritrovare un suo ruolo: «Non possiamo realmente difendere le nostre libertà qui in patria barricandoci contro il resto del mondo e badando solo agli affari nostri». Su un’analoga linea culturale si muove Jacques Attali in Sopravvivere alla crisi. Sette lezioni di vita, una vera e propria guida alla sopravvivenza in un ambiente ostile, una teoria dell’adattamento al cambiamento, senza rinunciare ai propri valori: rispetto di sé, intensità per le proiezione nel lungo termine, empatia (mettendosi al posto degli altri), resistenza, creatività, ubiquità, pensiero rivoluzionario. L’esatto contrario Read More
Nel segno dell’identità
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C’è chi se le prende con il Tricolore. E chi non tifa per la Nazionale di calcio. Chi ripete Italiani, brava gente». E chi confida nello Stellone: «Noi italiani, proprio nei momenti di difficoltà…». Chi vuole i professori regionali e rivalutare i dialetti. Chi ama le leghe del Nord o il partito del Sud. E chi, in vista delle celebrazioni dei 150 anni dell’unità d’Italia, nel 2011, rilegge le pagine del Risorgimento e della Resistenza, con rischi di retorica. Un bel dibattito, insomma, anche denso di conflitti, su cosa voglia dire, oggi, essere italiani. Davvero siamo tutti un po’ Alberto Sordi, migliore interprete del nostro minimo comune denominatore del borghese piccolo piccolo, del furbo arrivista, del medico della mutua, di «Lavoratori…» e giù un gestaccio? O preferiamo somigliare a Giovanni Falcone, Emilio Alessandrini, Guido Rossa, Giulio Ambrosoli e a tutte le altre persone per bene che hanno perso la vita per difendere lo Stato, la legge, i valori della Costituzione? L’identità nazionale è un contenitore generico, che in tanti, criticamente, cercano di riempire di senso. E un contributo fondamentale arriva dai buoni libri. Come quello di Silvana Patriarca, storica alla Fordham University di New York: Italianità. La costruzione del carattere nazionale Read More