Per il terzo anno consecutivo è l’azienda italiana dove si lavora meglio. Fa cappe aspiranti per cucine. La sua sede è nelle Marche, a Fabriano, luogo simbolo degli elettrodomestici made in Italy. Ma il suo orizzonte è il mondo, da leader internazionale della nicchia di settore. Si chiama “Elica”. Fattura circa 350 milioni di euro. E la sua storia di successo può fare da paradigma di quelle imprese manifatturiere medie e medio-grandi attorno alle quali continua a reggere il sistema industriale italiano, il suo “quarto capitalismo”, anche nelle difficili stagioni della Grande Crisi e delle radicali trasformazioni di produzioni e consumi. Un bell’esempio, insomma, di “orgoglio industriale”.
La storia comicia nel 1970, quando Ermanno Casoli mette in piedi la sua bottega con l’idea di farsi spazio grazie a un’idea innovativa: costruire cappe per cucine di grande qualità, belle da vedere e particolarmente funzionali. Nell’Italia delle grandi imprese, a Torino e a Milano, sono gli anni dell’”autunno caldo”: duri conflitti sindacali e sociali, crisi politiche e l’ombra cupa degli “anni di piombo” segnati dal terrorismo nero delle bombe e dalle prime violenze delle Brigate Rosse. Nel Mezzogiorno si rafforza il capitalismo di Stato delle “cattedrali nel deserto”, industrializzazione senza sviluppo. Lungo la dorsale adriatica, al riparo da scontri e tensioni, cresce invece la piccola impresa che farà da modello di crescita economica e sociale, promossa da acuti economisti come Giorgio Fuà e Giacomo Becattini, il pilastro dello sviluppo industriale che, dall’operosa provincia, segnerà il destino dell’Italia potenza manifatturiera europea, sino ai successi contemporanei.
Casoli è un imprenditore intraprendente: dalle sue colline marchigiane sa guardare all’Europa. E nel ’72, appena due anni dopo la nascita dell’azienda, se ne va a Parigi, per raccontare a un colosso come la Philips tutti i vantaggi delle cappe da incasso. Ha successo. Nel ’78 Elica ha 130 dipendenti, fattura 3,5 miliardi di lire. Basi solide. Che consentiranno all’azienda di andare avanti anche quando, morto prematuramente il fondatore, le redini passeranno al figlio Francesco.
Il resto, è attualità. Partnership con i grandi produttori mondiali di elettrodomestici, come Whirlpool (che ne diventa azionista di minoranza). Acquisizioni in Germania e in Giappone. Apertura di stabilimenti in Polonia e in Messico, per servire da produttore locale i mercati in grande espansione dell’Europa orientale e delle Americhe. Quotazione in Borsa, nel 2006, nel segmento Star. E trasformazione del gruppo da impresa esclusivamente familiare in azienda familiar-manageriale: la famiglia Casoli fa da azionista, strategie e indirizzi generali, la gestione va a un gruppo di giovani manager guidati dall’amministratore delegato Andrea Sasso, che viene da quelle due belle scuole di management che sono Indesit e Pirelli Tyre.
Alla produzione di cappe aspiranti (Elica ne è leader mondiale) si è affiancata la progettazione e la produzione di motori elettrici per cappe, caldaie da riscaldamento, frigoriferi e forni. La strategia ne viene confermata: alta qualità per l’alto di gamma, flessibilità per produzioni su misura, innovazione costante, grazie a robusti investimenti in R&D (ricerca e sviluppo) e a una cura particolare per coniugare design a tecnologia d’avanguardia: una scelta d’eccellenza tutta italiana.
Uno degli ultimi accordi industriali ne è conferma: quello con l’Artemide di Ernesto Gismondi, campione dei sistemi di diffusione della luce, per fare nascere Luxerion, “una vera e propria rivoluzione nel concepire l’ambiente: prodotti multifunzionali che integrano design, illuminazione e purificazione dell’aria”. “Siamo una hi-life company”, dicono i responsabili di Elica. E spiegano: “Facciamo oggetti che migliorano la qualità della vita”. Un buon esempio di “green economy” made in Italy guardando ai mercati globali.
Secondo il “Great Place to Work Institute” Elica è la prima azienda italiana nella classifica “Best Workplace 2010”, quarta dopo le sedi italiane di tre multinazionali, Microsoft, Mars Italia e Cisco System. Un risultato che ribadisce i piazzamenti in classifica per il 2008 e il 2009. Analogo il riconoscimento che arriva dalla società internazionale CFR: Elica come “Top Employers Italia 2009”. “Una grande soddisfazione, ma anche una grande responsabilità. Primati da mantenere”, sostiene il presidente Francesco Casoli. “La conferma di un impegno che stiamo portando avanti da anni”, aggiunge l’amministratore delegato Andrea Sasso. Qualità dell’ambiente di lavoro. Attenzione per le persone. Attrazione e cura per i “talenti” (il turn over infatti è molto basso, il 3,1% appena). Un contratto integrativo aziendale che non parla solo di soldi, ma di premi per i neo sposi, sostegni alle giovani mamme, corsi di lingua e borse di studio per i figli dei dipendenti, permessi lunghi per agevolare le relazioni familiari dei dipendenti extracomunitari. Un forte impegno per la responabilità sociale dell’impresa, anche nei confronti dei territori in cui sorgono gli otto stabilimenti del gruppo, in Italia e all’estero. C’è uno slogan, che sintetizza queste tendenze: una “cultura del lavoro”. Industria come esempio di etica e civiltà sociale.
Antonio Calabrò
© Harvard Business Review Italia, 2 Aprile 2010 www.hbritalia.it/