Archive for aprile, 2010

Cambiar vita (e impiego)

Posted 24 apr 2010 — by Antonio Calabrò
Category Articoli, Cuore di Cactus, Libri

Logo - Il MondoLe crisi sono traumatiche, sconvolgenti. Rompono vecchi equilibri. Ma contemporaneamente fanno maturare nuove opportunità. Trasformazioni, spesso dolorose, cariche di costi sociali. E mutazioni, per un miglior futuro possibile. La buona letteratura aziendale aiuta a capire e a scegliere come cercare, nel mare tempestoso, una rotta originale e scoprire inusuali porti d’approdo. Quasi quasi mi licenzio è il titolo provocatorio e stimolante di una raccolta di riflessioni elaborate da Roberto D’Incau, cacciatore di teste e da Rosa Tessa, giornalista, secondo il filone di pensiero, via via più diffuso, secondo cui «non è mai troppo tardi per cambiare vita».
Nelle pagine, le storie di Patrizia, che lascia un lavoro da contabile per aprire un negozio d’oggetti per la casa alle Cinque terre, trovando nuovi equilibri di mestiere e di affetti; di Marzia, da art buyer a imprenditrice a Malindi; di Giulio, da imprenditore a consulente; di Giovanna, da pr a insegnante di italiano in Libia e di tanti altri che, proprio per sfuggire alla crisi, si mettono radicalmente in discussione e intraprendono attività originali, dando finalmente ascolto a vocazioni e attitudini rimaste a lungo dormienti. Storie di metamorfosi, insomma. Su una strada analoga si muovono Paolo Gila, giornalista e Vito Frugis, psicologo esperto in family business, con Inventarsi un’impresa: come ripartire da se stessi e mettersi in proprio. Valutazioni strategiche su come cambia il lavoro. E consigli concreti, su come mettere in piedi e gestire un’attività imprenditoriale in cui cercare non tanto il successo economico, quanto la propria realizzazione, con creatività, ma anche con rigore organizzativo e flessibilità rispetto ai mutamenti dei mercati e ai bisogni dei propri clienti. Il cambiamento è generale Read More

Graffiti da pulire, “street art” da promuovere

Posted 20 apr 2010 — by Antonio Calabrò
Category Cuore di Cactus, Libri

“Noi siamo pro-art e anti-tag: diciamo sì all’arte ma no al vandalismo”, sostengono Lori Hickey, Rebecca Spitzmiller e Nicole Franchini, tre sostenitrici dell’associazione “Donne americane a Roma” che in un sabato mattina di metà aprile, con altri trecento volontari, se ne sono andate a ripulire i muri di Ponte Sisto e di Trastevere dalle scritte che imbrattano e deturpano il centro storico di Roma. In buona compagnia. Con loro, c’erano infatti anche tre ambasciatori americani, David Thorne, Miguel Diaz (il capo della diplomazia Usa presso la Santa Sede) e Ertharin Cousin (Fao) e il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Spazzole, solventi, olio di gomito, sorrisi in posa davanti ai fotografi, fatica concreta al di là del gioco d’immagine.

Una bella iniziativa. “Retake Rome”, dicono i volontari americani che amano moltissimo quella che considerano la più bella città del mondo. E una città, d’altronde, è innanzitutto dei suoi cittadini, di coloro che lì vivono a lungo e degli altri che la scelgono per un soggiorno, di lavoro e d’affari, e che comunque provano a essere parte attiva di una comunità responsabile, rispettosa, amorosa per i luoghi, la loro bellezza, la loro storia e la loro profonda dignità Read More

Il degrado di Milano e Palermo

Posted 11 apr 2010 — by Antonio Calabrò
Category Cronaca, Cuore di Cactus, Libri

Sono diverse e lontane, anche nell’animo delle loro comunità, Milano e Palermo. O almeno lo sembrano. Capita però, talvolta, che le si ritrovi accomunate. In cattiva somiglianza. Per il degrado, l’incuria, l’abbandono.
Cominciamo con Milano. Sulle pagine di cronaca del Corriere della Sera di sabato, ecco l’allarme. “Degrado, i Navigli della vergogna”, denuncia il titolo d’apertura. E il sommario: “Sporcizia, siringhe e abbandono: Darsena e canali fuori controllo. ‘Non è più Milano’”. Sei anni fa un prestigioso studio francese di architettura, Bodin & Associes, aveva vinto la gara per il progetto di risistemazione della Darsena: l’antico porto dei Navigli, disegnato da Leonardo, finalmente restituito alla vita, spazi verdi, luoghi collettivi, isola pedonale e un parcheggio sotterraneo per liberare la zona dal traffico. Non se n’è fatto nulla, però. Il progetto è bloccato, per una lunga serie di ostacoli burocratici. E la Darsena è uno buco incivile, terra, fango, immondizia. Arnaldo Pomodoro, cuore e intelligenza da grande artista, denuncia lo scandalo e chiede interventi: “Dov’è finita, la Milano del fare?”. E perché non si muovono, le autorità, il sindaco, i presidenti della Provincia e della Regione?
Continuiamo con Palermo. In una “lettera aperta” che circola su Facebook un intellettuale siciliano, Antonio Piraino, sulla scia dell’appello di uno scrittore civile come Roberto Alajmo, denuncia l’incuria che colpisce Read More

Conquistadores e conquiste

Posted 09 apr 2010 — by Antonio Calabrò
Category Articoli, Cuore di Cactus, Libri

Logo - Il MondoUn continente così immenso e vario, l’America latina, non lo si contiene nelle pagine dei libri. Eppure, ci sono libri che, andando in profondità, riescono a illuminare tracce dell’anima, anzi, delle tante anime che danno vita al suo mosaico di personalità. Per esempio, Latte versato di Chico Buarque, poeta che alterna con rara maestria scrittura di parole e composizione di musica. Su quel latte, come dice il proverbio, è inutile piangere. E infatti il gioco della rimemorazione di Eulálio d’Assumpção, il protagonista del romanzo, non sa tanto di rimpianto quanto di desiderio di ricostruire il passato e ritrovare, proprio in punto di morte, il bandolo di una vita disordinata e dissipatrice, il senso più profondo di azioni e passioni che, oltre la vicenda personale, possono fare da metafora di un Paese, il Brasile, e appunto di un continente intero. Ricoverato, oramai più che centenario, in un povero ospizio, Eulálio rivive il ricordo dei bisavoli conquistadores e si immedesima nei traffici loschi di armi e droga dei bisnipoti. Ricchissimo e potente, un tempo, adesso avverte il vuoto di tutto ciò che è scomparso, compresa la straordinaria storia d’amore per la moglie Matilde, che l’ha abbandonato ma continua a imperversare nella memoria. Irriducibile alla rassegnazione, corteggia pietose infermiere promettendo viaggi e gioielli. E nei momenti di lucidità soffre la fatica di una crisi lunga e devastante, senza ritrovarsi mai, comunque, da solo: «Poi passò con leggerezza le dita sulle sue palpebre, e coprì con il lenzuolo il suo bel viso di un tempo». Presente e passato si intrecciano anche nelle pagine di Cuore di tango, di Elia Barceló, con l’alternarsi di personaggi, Diego, Natalia, Rodrigo, Milena, che si incontrano, si perdono, si cercano sulle note di una milonga, ritrovandosi nelle vie della Boca, a Buenos Aires. E proprio quella milonga, per dirla con Paolo Conte, «rivelava di sé molto più di quanto apparisse». D’un amore. E dell’Argentina. Storie che fanno la Storia. Come quella di Zarité Sedella, detta Tété, la protagonista de L’isola sotto il mare, romanzo epico e corale con cui Isabel Allende torna finalmente alla felicità del racconto.
Nelle pagine, c’è la vicenda di una piccola schiava, nella Haiti della fine del Settecento, che conosce fatiche e umiliazioni, si innamora, vive la rivoluzione nera contro i colonialisti, soffre separazioni e morte ma, un passo dopo l’altro, di dolore in dolore, costruisce un percorso straordinario di dignità e libertà. Personale, certo. Ma anche, pur contraddittoriamente, collettivo. Sulle contraddizioni dello sviluppo è necessario infatti indagare Read More

Un cactus e la scrittura “femminile”

Posted 08 apr 2010 — by Antonio Calabrò
Category Cuore di Cactus, Libri

Cuore di cactus” suscita discussioni. Non solo sulle questioni più pubbliche, politiche, generali, come i guasti della mafia sull’economia del Sud, l’emigrazione intellettuale, i contrasti culturali e civili tra Palermo e Milano, etc.

Presentazione di Cuore di Cactus a Milano

Ma anche sui temi più personali, privati, sugli stati d’animo e i rapporti tra le persone, sulle nostalgie, sulle speranze. Nei giudizi raccolti tra gli amici, i fan del blog, i lettori che scrivono una mail personale, un sms o, caso raro ma prezioso, anche una lettera a mano (bello, se si ritrovasse l’antica abitudine a scrivere lettere e a dare l’emozione di trovare nella cassetta della posta qualcosa di diverso da un avviso commerciale, una multa o un estratto conto bancario…), in quei giudizi – voglio aggiungere – ricorrono alcune parole chiave: emozione, commozione, coinvolgimento affettivo, dolore, assenza, nostalgia, dichiarazione d’amore, amicizia, famiglia, gli occhi e gli insegnamenti di una madre, lo sguardo di un padre…Dimensioni private, che colpiscono.

Qualcuno sostiene che “Cuore di cactus” tocchi il cuore, non l’intelligenza. Potrei dire, meglio, che colpisce “l’intellligenza del cuore”, dato che “il cuore conosce ragioni che la ragione non comprende”.Una chiave di lettura, in coerenza, potrebbe anche essere ritrovata nel fatto cheCuore di cactus”, a suo modo, è un libro “femminile” Read More

Flou

Posted 08 apr 2010 — by Antonio Calabrò
Category Articoli

Harvard Business Review Italia Cultura del progetto. E cultura del prodotto. Sta in questa sintesi, continuamente rinnovata, la chiave del design made in Italy, per uno dei settori di maggior peso del nostro “orgoglio industriale”, quello delle imprese dell’arredamento, solide radici nel tessuto produttivo diffuso del sistema Paese, forte vocazione internazionale, non solo nell’export ma anche, seppur timidamente, negli investimenti diretti sui mercati in maggior sviluppo. Rosario Messina, patron di Flou e presidente di Federlegno-Arredo, l’organizzazione confindustriale del settore, alterna preoccupazioni per la crisi in corso a lungimiranti ipotesi di stimolo alla ripresa: “Il fatturato del nostro settore nel 2009 supera di poco i 30 miliardi di euro, con un calo del 20% rispetto all’anno precedente. L’export, un terzo del fatturato, va giù del 23%. Crollano anche le importazioni. I consumi interni calano del 19%, arretrano anche i mercati internazionali in cui avevamo conquistato posizioni d’eccellenza, come il resto d’Europa, gli Usa, la stessa Russia. E anche se il saldo attivo tra esportazioni e importazioni è a tutto vantaggio delle imprese italiane, a conferma della grande qualità, dell’attrattività e della competitività dei nostri prodotti, siamo tutti seriamente preoccupati”.
E’ un mondo di piccole e medie imprese, sapienza artigiana coniugata con gusto spinto per l’innovazione, non solo di prodotto ma anche di processo. Imprese d’origine familiare, spesso dentro strutture distrettuali d’eccellenza, a cominciare dalla Brianza area cardine per tutta l’industria italiana. Aziende dinamiche. Ma anche fragili, per problemi organizzativi e finanziari, abituate da sempre a stare sul mercato, però deboli rispetto alle nuove dimensioni globali dell’economia, che richiedono grandi investimenti in logistica, marketing, innovazione, ricerca. Si sono sviluppate, nel corso del tempo, senza aiuti pubblici (mai avuta, una “rottamazione del mobile”). Ma adesso in difficoltà. E per ogni piccola azienda che chiude i battenti, si perdono competenze, professionalità, ricchezza, Si indebolisce lo stesso tessuto culturale e sociale che ne ha permesso lo sviluppo.
Messina ha un’idea, elaborata insieme a Carlo Guglielmi, presidente del Cosmit, la struttura che ogni anno organizza a Milano il Salone del Mobile, uno degli eventi principali a livello internazionale (ogni anno, centinaia di migliaia di visitattori qualificati, l’appuntamento europeo di maggior tendenza sulle evoluzioni degli stili di vita dell’abitare): una sorta di “piano Marshall” per salvare l’industria italiana del mobile Read More

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