Le crisi sono traumatiche, sconvolgenti. Rompono vecchi equilibri. Ma contemporaneamente fanno maturare nuove opportunità. Trasformazioni, spesso dolorose, cariche di costi sociali. E mutazioni, per un miglior futuro possibile. La buona letteratura aziendale aiuta a capire e a scegliere come cercare, nel mare tempestoso, una rotta originale e scoprire inusuali porti d’approdo. Quasi quasi mi licenzio è il titolo provocatorio e stimolante di una raccolta di riflessioni elaborate da Roberto D’Incau, cacciatore di teste e da Rosa Tessa, giornalista, secondo il filone di pensiero, via via più diffuso, secondo cui «non è mai troppo tardi per cambiare vita».
Nelle pagine, le storie di Patrizia, che lascia un lavoro da contabile per aprire un negozio d’oggetti per la casa alle Cinque terre, trovando nuovi equilibri di mestiere e di affetti; di Marzia, da art buyer a imprenditrice a Malindi; di Giulio, da imprenditore a consulente; di Giovanna, da pr a insegnante di italiano in Libia e di tanti altri che, proprio per sfuggire alla crisi, si mettono radicalmente in discussione e intraprendono attività originali, dando finalmente ascolto a vocazioni e attitudini rimaste a lungo dormienti. Storie di metamorfosi, insomma. Su una strada analoga si muovono Paolo Gila, giornalista e Vito Frugis, psicologo esperto in family business, con Inventarsi un’impresa: come ripartire da se stessi e mettersi in proprio. Valutazioni strategiche su come cambia il lavoro. E consigli concreti, su come mettere in piedi e gestire un’attività imprenditoriale in cui cercare non tanto il successo economico, quanto la propria realizzazione, con creatività, ma anche con rigore organizzativo e flessibilità rispetto ai mutamenti dei mercati e ai bisogni dei propri clienti. Il cambiamento è generale Read More
Archive for aprile, 2010
Graffiti da pulire, “street art” da promuovere
Category Cuore di Cactus, Libri
“Noi siamo pro-art e anti-tag: diciamo sì all’arte ma no al vandalismo”, sostengono Lori Hickey, Rebecca Spitzmiller e Nicole Franchini, tre sostenitrici dell’associazione “Donne americane a Roma” che in un sabato mattina di metà aprile, con altri trecento volontari, se ne sono andate a ripulire i muri di Ponte Sisto e di Trastevere dalle scritte che imbrattano e deturpano il centro storico di Roma. In buona compagnia. Con loro, c’erano infatti anche tre ambasciatori americani, David Thorne, Miguel Diaz (il capo della diplomazia Usa presso la Santa Sede) e Ertharin Cousin (Fao) e il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Spazzole, solventi, olio di gomito, sorrisi in posa davanti ai fotografi, fatica concreta al di là del gioco d’immagine.
Una bella iniziativa. “Retake Rome”, dicono i volontari americani che amano moltissimo quella che considerano la più bella città del mondo. E una città, d’altronde, è innanzitutto dei suoi cittadini, di coloro che lì vivono a lungo e degli altri che la scelgono per un soggiorno, di lavoro e d’affari, e che comunque provano a essere parte attiva di una comunità responsabile, rispettosa, amorosa per i luoghi, la loro bellezza, la loro storia e la loro profonda dignità Read More
Storie, purché d’amore
Category Articoli, Cuore di Cactus, Libri
Quanti volti ha una storia d’amore? La passione, naturalmente. E il dolore per l’assenza della persona amata. La difesa dell’individualità, di fronte al travolgimento. E la ricerca del diventare un tutt’uno. La forza della volontà di possesso. E la consapevolezza agostiniana del volo ut sis, voglio che tu sia proprio tu, nella tua personalità irripetibile. L’esclusivismo geloso. E il desiderio di dare a chi si ama innanzitutto le ali della libertà. Le storie d’amore si nutrono di antinomie. E di fusione. Di una così fitta serie di molteplicità e contraddizioni la letteratura è la migliore interprete (talvolta, anche alcune canzoni). Nonostante le biblioteche affollate di racconti d’amore, se ne può scrivere ancora? Certo, riscoprendo ogni volta aspetti originali, per una dimensione dell’anima che non smette mai di stupire e coinvolgere. Oran Pamuk ne è maestro. Nelle pagine de Il museo dell’innocenza si parte da un gioco, l’infatuazione di un ragazzo della ricca borghesia di Istanbul, Kemal, per Fusun, una giovanissima parente lontana, povera e bellissima. Ma l’attrazione diventa ben altro, quando Fusun, tradita dalla superficialità del cugino, scompare. E così a Kemal non resta che l’ossessione dell’inseguimento, tentando la riconquista, per lunghi anni. Sino a un drammatico epilogo. L’assenza si riempie di gesti. Di ricordi. E di oggetti, anche minimi (una forcina, una cartolina, una sigaretta spenta, le posate usate dalla ragazza, un fiore reciso), per costruire, simulacro di lei e d’un amore che non intende finire, un vero e proprio museo della felicità intravista, sognata, perduta. Un grande amore è per sempre. Lo racconta anche Jacques Le Goff, il più grande storico europeo del Medio Evo, in un libro intensissimo, Con Hanka, ritratto della moglie con cui aveva condiviso più di quarant’anni di vita, di sentimenti e di idee Read More
Il degrado di Milano e Palermo
Category Cronaca, Cuore di Cactus, Libri
Sono diverse e lontane, anche nell’animo delle loro comunità, Milano e Palermo. O almeno lo sembrano. Capita però, talvolta, che le si ritrovi accomunate. In cattiva somiglianza. Per il degrado, l’incuria, l’abbandono.
Cominciamo con Milano. Sulle pagine di cronaca del Corriere della Sera di sabato, ecco l’allarme. “Degrado, i Navigli della vergogna”, denuncia il titolo d’apertura. E il sommario: “Sporcizia, siringhe e abbandono: Darsena e canali fuori controllo. ‘Non è più Milano’”. Sei anni fa un prestigioso studio francese di architettura, Bodin & Associes, aveva vinto la gara per il progetto di risistemazione della Darsena: l’antico porto dei Navigli, disegnato da Leonardo, finalmente restituito alla vita, spazi verdi, luoghi collettivi, isola pedonale e un parcheggio sotterraneo per liberare la zona dal traffico. Non se n’è fatto nulla, però. Il progetto è bloccato, per una lunga serie di ostacoli burocratici. E la Darsena è uno buco incivile, terra, fango, immondizia. Arnaldo Pomodoro, cuore e intelligenza da grande artista, denuncia lo scandalo e chiede interventi: “Dov’è finita, la Milano del fare?”. E perché non si muovono, le autorità, il sindaco, i presidenti della Provincia e della Regione?
Continuiamo con Palermo. In una “lettera aperta” che circola su Facebook un intellettuale siciliano, Antonio Piraino, sulla scia dell’appello di uno scrittore civile come Roberto Alajmo, denuncia l’incuria che colpisce Read More
Un cactus e la scrittura “femminile”
Category Cuore di Cactus, Libri
“Cuore di cactus” suscita discussioni. Non solo sulle questioni più pubbliche, politiche, generali, come i guasti della mafia sull’economia del Sud, l’emigrazione intellettuale, i contrasti culturali e civili tra Palermo e Milano, etc.
Ma anche sui temi più personali, privati, sugli stati d’animo e i rapporti tra le persone, sulle nostalgie, sulle speranze. Nei giudizi raccolti tra gli amici, i fan del blog, i lettori che scrivono una mail personale, un sms o, caso raro ma prezioso, anche una lettera a mano (bello, se si ritrovasse l’antica abitudine a scrivere lettere e a dare l’emozione di trovare nella cassetta della posta qualcosa di diverso da un avviso commerciale, una multa o un estratto conto bancario…), in quei giudizi – voglio aggiungere – ricorrono alcune parole chiave: emozione, commozione, coinvolgimento affettivo, dolore, assenza, nostalgia, dichiarazione d’amore, amicizia, famiglia, gli occhi e gli insegnamenti di una madre, lo sguardo di un padre…Dimensioni private, che colpiscono.
Qualcuno sostiene che “Cuore di cactus” tocchi il cuore, non l’intelligenza. Potrei dire, meglio, che colpisce “l’intellligenza del cuore”, dato che “il cuore conosce ragioni che la ragione non comprende”.Una chiave di lettura, in coerenza, potrebbe anche essere ritrovata nel fatto che “Cuore di cactus”, a suo modo, è un libro “femminile” Read More
