Eroe di carta e di parole

Pubblicato 30-03-2010 da Antonio Calabrò in Bartleby

da “Bartleby, preferirei di no” di Antonio Calabrò – 14/01/2004

Bartleby, preferirei di noBartleby di mestiere fa lo scrivano. Piccola piccola borghesia, insomma. Ceto medio, diremmo più genericamente oggi. Ben cosciente, dunque, per esperienza diretta, di cosa significhi provare a vivere una vita quotidiana che coincili aspirazioni pur modeste di benessere e di dignità e risorse economiche abbastanza limitate, da reddito fisso senza clamorose aspettative d’aumento.

Bartleby legge, come se si guardasse allo specchio, le inchieste sul ceto medio italiano che si sente più fragile e più povero (e in gran parte lo è davvero). Apre un portafoglio che permette opportunità di spesa striminzite. E subisce, come tanti altri impiegati e scrivani come lui, il profondo disagio di servizi pubblici (la scuola, la sanità, i trasporti) che funzionano sempre meno e non lo aiutano a vivere un po’ meglio. E’ rimasto a piedi, nei giorni della protesta dei conducenti di tram, autobus e metrò. E confessa d’avere un animo diviso: è solidale con chi sciopera per uno stipendio un po’ migliore di mille euro al mese (che sono, nella percezione e nella realtà, nettamente meno di 1 milione 937 mila vecchie lire) ma anche profondamente colpito dalla mancanza, spesso improvvisa e assoluta, d’un mezzo pubblico con cui andare a lavorare. Si sente, insomma, preso tra due fuochi: ferito nel reddito e, contemporaneamente, nei diritti primari (le libertà di movimento, la possibilità modesta d’evitare un disagio in più). “Preferirei di no”, vorrebbe dire. Spesso, la parola si trasforma solo in un mugugno. E dunque in un’ennesima, impotente fatica.

E’ cominciato in salita, questo 2004. Dopo le stagioni della recessione, avrebbe dovuto essere l’anno della ripresa: l’economia finalmente in crescita, qualche soldo in più in tasca, una speranza all’orizzonte. Le prime settimane vanno in tutt’altra direzione. E l’orizzonte non è affatto rassicurante. Scoppiano scandali industriali e finanziari, certo. E nel mondo del commercio, all’ingrosso e al dettaglio, in molti hanno fatto i furbi con il cambio dell’euro, mettendo troppo disinvoltamente le mani nelle tasche dei cittadini (Bartleby, uomo equilibrato, non ne fa colpa all’euro, comunque uno straordinario vantaggio, per l’equilibrio dei conti pubblici e per il miglioramento dei conti privati, di chiunque sa quanto paghi meno per un mutuo immobiliare o per un debito legato a un qualunque consumo, dall’auto alla nuova Tv). Ma le incertezze e i disagi partono dalla vita quotidiana e si rafforzano per una sorta di sfiducia generale, complessiva. Il reddito dello scrivano non aumenta, mentre i prezzi di beni e servizi sì. Il lavoro diventa più incerto e precario. I servizi pubblici peggiorano e quelli privati, integrativi, sono spesso troppo costosi per il reddito d’una famiglia media. Le riforme promesse da anni non arrivano, ai miracoli meglio non pensarci. In pensione ci si va più tardi e con un reddito minore delle attese. E il futuro non sorride: chiunque abbia un figlio sa fin d’ora che, a dispetto degli studi, probabilmente dovrà continuare a mantenerlo anche dopo la laurea, almeno in parte, integrando il suo reddito di lavoratore flessibile (che spesso vuol dire precario per un lunghissimo periodo di tempo).

Bartleby non ama lamentarsi. Protesta, semmai. E di solito scandisce, secco, il suo “preferirei di no”. Stavolta si limita a chiedere, alla classe dirigente di questo Paese, che non sottovaluti il disagio del ceto medio e non lo strumentalizzi politicamente. Per evitare che la fatica diventi rabbia e il disagio sfiducia. Né l’una né l’altra, infatti, sono buon fondamento d’una società civile che, nonostante tutto, vuole provare a crescere, a vivere un po’ meglio, a nutrire speranze.

Antonio Calabrò
14/01/2004

L'autore: Antonio Calabrò

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Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, nato a Patti (Messina) nel 1950, vive e lavora a Milano e Roma. Attualmente è Direttore "Corporate Culture" del gruppo Pirelli e Direttore della Fondazione Pirelli. Precedentemente è stato Direttore Affari Istituzionali e Relazioni esterne di Pirelli & C., ha diretto l’agenzia di Stampa Apcom, è stato editorialista economico de “La7”, direttore editoriale del gruppo Il Sole 24 Ore e vice-direttore del quotidiano. Ha lavorato a La Repubblica, Il Mondo e L’Ora, ha diretto il settimanale Lettera Finanziaria e il mensile Ventiquattro. E' membro del Consiglio di Presidenza di Assolombarda, con la responsabilità per la Cultura d'impresa e la Sostenibilità. Fa parte del consiglio di amministrazione di Nomisma e dei board di numerose società e Fondazioni. Insegna all’Università Bocconi e all'Università Cattolica di Milano. Ha scritto e curato parecchi volumi, tra cui "Cuore di cactus", "Orgoglio industriale", "Intervista ai capitalisti", "Agnelli, una storia italiana" e "Dissensi - Sulle orme di Bartleby".

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