da “Bartleby, preferirei di no” di Antonio Calabrò – 14/01/2004
Bartleby di mestiere fa lo scrivano. Piccola piccola borghesia, insomma. Ceto medio, diremmo più genericamente oggi. Ben cosciente, dunque, per esperienza diretta, di cosa significhi provare a vivere una vita quotidiana che coincili aspirazioni pur modeste di benessere e di dignità e risorse economiche abbastanza limitate, da reddito fisso senza clamorose aspettative d’aumento.
Bartleby legge, come se si guardasse allo specchio, le inchieste sul ceto medio italiano che si sente più fragile e più povero (e in gran parte lo è davvero). Apre un portafoglio che permette opportunità di spesa striminzite. E subisce, come tanti altri impiegati e scrivani come lui, il profondo disagio di servizi pubblici (la scuola, la sanità, i trasporti) che funzionano sempre meno e non lo aiutano a vivere un po’ meglio. E’ rimasto a piedi, nei giorni della protesta dei conducenti di tram, autobus e metrò. E confessa d’avere un animo diviso: è solidale con chi sciopera per uno stipendio un po’ migliore di mille euro al mese (che sono, nella percezione e nella realtà, nettamente meno di 1 milione 937 mila vecchie lire) ma anche profondamente colpito dalla mancanza, spesso improvvisa e assoluta, d’un mezzo pubblico con cui andare a lavorare. Si sente, insomma, preso tra due fuochi: ferito nel reddito e, contemporaneamente, nei diritti primari (le libertà di movimento, la possibilità modesta d’evitare un disagio in più). “Preferirei di no”, vorrebbe dire. Spesso, la parola si trasforma solo in un mugugno. E dunque in un’ennesima, impotente fatica.
E’ cominciato in salita, questo 2004. Dopo le stagioni della recessione, avrebbe dovuto essere l’anno della ripresa: l’economia finalmente in crescita, qualche soldo in più in tasca, una speranza all’orizzonte. Le prime settimane vanno in tutt’altra direzione. E l’orizzonte non è affatto rassicurante. Scoppiano scandali industriali e finanziari, certo. E nel mondo del commercio, all’ingrosso e al dettaglio, in molti hanno fatto i furbi con il cambio dell’euro, mettendo troppo disinvoltamente le mani nelle tasche dei cittadini (Bartleby, uomo equilibrato, non ne fa colpa all’euro, comunque uno straordinario vantaggio, per l’equilibrio dei conti pubblici e per il miglioramento Read More
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